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Di Massimiliano Perlato
Lo scrigno di Luigi Lilliu (Melchiorri 1934 Editore, Pesaro) è un racconto intenso e coinvolgente nel quale si intrecciano memorie d’infanzia, episodi di gioventù e valori familiari, insieme alle storie delle persone incontrate nel corso della vita e della carriera. Ne emerge uno spaccato autentico della società italiana, che attraversa il tempo dalla Seconda guerra mondiale fino al recente passato.
Luigi Lilliu, illustre baruminese, è protagonista di una vicenda umana e professionale di grande rilievo. Nato nel 1937 in una famiglia di agricoltori, a soli 18 anni lascia la Sardegna per arruolarsi nella Guardia di Finanza, portando con sé la sola licenza elementare. Determinazione, intraprendenza e una forte volontà di riscatto lo accompagneranno lungo un percorso di studio e di lavoro che lo condurrà al conseguimento della laurea e, sul piano professionale, al grado di Generale di Corpo d’Armata r.o. della Guardia di Finanza.
«L’arruolamento nel Corpo risale al 1956 – racconta Lilliu – e coincise con la decisione di lasciare la Sardegna, spinto dal desiderio di cercare nuove prospettive rispetto a quelle che poteva offrire la mia terra».
Nel libro, tra memoria e riflessione, la narrazione autobiografica mette in luce la dignità e la gentilezza dell’uomo in divisa, il rispetto verso i colleghi e verso le persone comuni, oltre il ruolo di ufficiale delle Fiamme Gialle. Un percorso che lo ha visto operare in diverse regioni italiane, senza mai recidere il legame con le proprie radici familiari e affettive, profondamente legate a Barumini.
«Stimolato anche da amici e conoscenti, questo libro è nato quasi per caso. Racconto i valori della vita, nella quale ciascuno di noi ha il diritto-dovere di tutelare e aiutare gli altri, a prescindere dal ruolo ricoperto, militare o civile. E, nonostante manchi da 69 anni, Barumini è sempre rimasto al centro dei miei pensieri, anche attraverso questo lavoro», confessa l’autore con emozione.
Figura di riferimento per la comunità, per i giovani e per i sardi in generale, Luigi Lilliu si propone come testimone di valori e di memoria. La sua storia diventa così un invito a riscoprire il senso più alto del servizio pubblico e della responsabilità verso la collettività. È il ritratto di un uomo e di un’Italia che non c’è più, ma della quale resta viva un’eredità morale preziosa.
Nel volume trovano spazio anche importanti riflessioni sui mutamenti sociali, economici e culturali del periodo postmoderno. Le vicende narrate, realmente accadute e riferite a persone citate con nomi reali e di fantasia, suscitano interesse ed emozioni, ma anche profonde riflessioni legate a crimini efferati, condotte sociali scriteriate e stravaganze dell’epoca. Lo sfondo è rappresentato dalla Sardegna e da altre regioni d’Italia.
Il capitolo conclusivo è dedicato al volontariato e al ruolo della comunità dei sardi residenti a Pesaro e provincia che, seguendo l’esempio di analoghe esperienze nate tra gli emigrati sardi in Italia e all’estero, ha dato vita nel 2009 all’Associazione Culturale Sarda Eleonora d’Arborea. Un’iniziativa di grande valore, che testimonia la vitalità e la forza dei valori della sardità al di fuori dell’isola.
«Pesaro rappresenta la mia seconda città elettiva, sia per motivi familiari sia per i significativi e gratificanti obiettivi istituzionali raggiunti – conclude Lilliu –. Con questa città ho sempre avuto un rapporto empatico, fondato su correttezza, rispetto e tutela dei diritti della collettività. L’attenzione verso i più deboli continua anche dopo aver dismesso la divisa, attraverso l’impegno nel volontariato».