La ricetta Vistanet di oggi. Le coietas, i “magici” involtini sardi ripieni che piacciono anche ai ragazzi
Quelle che proponiamo oggi sono le coietas, involtini preparati con sottili fette di carne di vitella che racchiudono un ripieno. Ecco la ricetta per prepararli.
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- 700 gr fettine di vitella tagliate sottili
- 2 spicchi aglio
- 3 tuorli d’uovo
- basilico
- prezzemolo
- 1/2bicchiere vino rosso corposo
- 150 gr pecorino sardo grattugiato
- 120 gr pane di grano duro grattugiato con la crosta
- 70 gr grasso di prosciutto
- 0,5 dl olio d’oliva extra vergine
- 2dl brodo di carne
- sale
- pepe
Battete le fettine di vitellone con un batticarne, quindi tagliatele a metà: dovrete ottenere una dozzina di fettine più o meno della stessa forma e dimensione. Tritate finemente assieme il grasso di prosciutto con il prezzemolo, il basilico e l’aglio.
Versate il trito preparato in una ciotola, unitevi il pecorino, il pangrattato e i tourli delle uova, aggiungete il vino, quindi salate e pepate a piacimento. Mescolate bene il tutto in modo da ottenere una farcia omogenea e abbastanza consistente. Lasciatela riposare per circa mezz’ora, affinché il pangrattato possa assorbire perfettamente il liquido. Stendete la fettina di carne su di un tagliere di legno, quindi spalmate su ciascuna il ripieno preparato. Arrotolate le fettine formando tanti involtini stretti e lunghi, che fisserete con uno stecchino.
Fate scaldare l’olio extravergine di oliva in una padella. Mettete gli involtini a rosolare nella padella, rigirandoli ogni tanto con delicatezza. Quando saranno ben dorati, pepateli generosamente. Bagnate tutto con il brodo caldo, coprite, abbassate la fiamma e fate cuocere per ancora 20 minuti. A fine cottura gli involtini, che vanno serviti caldissimi, dovranno risultare molto teneri. Vini consigliati: Cannonau di Sardegna.
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Dopo i fatti di Torino, la risposta di Nicola Urru: una scultura di sabbia per ricordare l’umanità nelle piazze

Secondo l’artista, la violenza produce una pericolosa disumanizzazione: “Quando la violenza irrompe nello spazio pubblico assistiamo a un corto circuito empatico”, osserva, “che trasforma il cittadino in un bersaglio e il servitore dello Stato in un automa privo di volto”. Una frattura che, aggiunge, rende ogni sopruso facilmente giustificabile.
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Dopo i fatti di Torino, l’artista sardo Nicola Urru ha realizzato sulla spiaggia di Platamona una nuova scultura di sabbia ispirata agli eventi che hanno segnato il recente dibattito sul dissenso e sulla violenza nello spazio pubblico.
L’opera raffigura il poliziotto ferito durante gli scontri, abbracciato e protetto da un collega, un’immagine diventata simbolo di umanità nel caos. “Il rispetto reciproco non è un semplice accessorio della convivenza civile, ma la condizione biologica stessa di una democrazia sana”, scrive Urru nel commento che accompagna la scultura sui social.
Secondo l’artista, la violenza produce una pericolosa disumanizzazione: “Quando la violenza irrompe nello spazio pubblico assistiamo a un corto circuito empatico”, osserva, “che trasforma il cittadino in un bersaglio e il servitore dello Stato in un automa privo di volto”. Una frattura che, aggiunge, rende ogni sopruso facilmente giustificabile.
Urru richiama anche il legame tra libertà e responsabilità. “Non esiste espressione del pensiero che possa dirsi libera se fondata sulla negazione dell’altro”, sottolinea, mettendo in guardia dal rischio che la piazza, da luogo di confronto, si trasformi in scontro fisico.
“Proteggere il manifestante e l’operatore in divisa significa proteggere noi stessi”, conclude l’artista, ribadendo la necessità di rimettere al centro la dignità umana come unico antidoto alle divisioni che attraversano oggi la società.
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