Acqua verde a Su Siccu, in corso le analisi: forse “liquido tracciante”
Effettuati immediatamente i campionamenti da parte degli operatori specializzati Arpas. "Sembrerebbe essere una sostanza innocua e inodore". Analisi in corso.
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Un fenomeno che ha spaventato non pochi, al porticciolo di Su Siccu, a Cagliari. Liquido verde fluorescente nel tratto di mare, fronte passeggiata, tra la Marina Militare e il cortile del liceo Scientifico Alberti. Qui, la foto pubblicata su Facebook dall’artista cagliaritano Federico Crisa.
Immediato l’intervento e subito effettuati i campionamenti da parte degli uomini specializzati dell’Arpa, dopo un sopralluogo congiunto con Capitaneria di Porto – Guardia Costiera e Polizia Locale.
“Al momento si può dire poco”, spiegano dal comando operativo della Guardia Costiera. “Sembrerebbe essere una sostanza innocua e inodore. Forse liquido tracciante usato dagli operai specializzati nella di perdite e infiltrazioni di tubature, ‘fluoresceina’. Ma sono in corso le analisi”.
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Cucciola di 2 mesi morta atrocemente: «sterilizzazioni zero e nessun controllo», la rabbia dei volontari sardi

Una cucciola di due mesi agonizzante in un campo: il caso riaccende le polemiche sulla mancata prevenzione delle nascite nelle campagne.
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Aveva solo due mesi e un corpo divorato dalla rogna e dalla malattia. L’hanno chiamata Nuvola, l’ultima vittima innocente di un sistema che nelle campagne, in questo caso del sassarese – ma di tutta la Sardegna – sembra aver smarrito il senso dell’umanità e del controllo. La sua storia, documentata dalla sezione locale della Leidaa (Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente), non è un caso isolato, ma il tragico epilogo di una gestione del randagismo rurale ormai fuori controllo.
Nuvola è stata trovata qualche giorno fa, adagiata inerte in un campo vicino a una strada trafficata. Nonostante fosse visibile a chiunque passasse, è rimasta lì per ore, in preda a dolori atroci, perdendo sangue e soffrendo per una probabile gastroenterite. Quando i volontari sono riusciti a portarla in clinica, la situazione era già disperata: il suo corpo era ormai ridotto all’osso. Dopo ore di lamenti strazianti, i veterinari hanno dovuto addormentarla per porre fine a un’agonia inaccettabile.
Il post dei volontari è un pugno nello stomaco che non risparmia nessuno. Sotto accusa finisce il meccanismo del “cambio generazionale” nelle campagne, dove spesso le femmine dei cani da pastore vengono lasciate riprodurre finché utili, per poi essere abbandonate insieme ai cuccioli malati o in esubero.
«Non è un attacco al mondo agro-pastorale», chiariscono i volontari, «ma la constatazione di un sistema senza regole. Il randagismo rurale nasce dall’assenza di prevenzione e vigilanza. Le ASL sono inesistenti da anni e i Comuni non controllano il territorio». La rabbia della Leidaa si sposta poi sul piano politico-amministrativo. La denuncia è netta: mancano i fondi per le sterilizzazioni, l’unica vera arma per arginare le “cucciolate invisibili”.
Mentre la politica tace, il peso emotivo e materiale ricade interamente sulle spalle dei volontari. «E’ stata una giornata devastante», scrivono. «Noi piangiamo l’ennesima vittima di un sistema dove ignoranza e menefreghismo camminano insieme. Il dolore è solo nostro, ed è immenso». Nuvola non c’è più, ma il suo nome resta come un monito. La richiesta che arriva dal territorio è chiara: non servono “bacchette magiche”, ma l’applicazione delle leggi già esistenti e l’avvio immediato dei piani di sterilizzazione e controllo. Perché nessun altro cucciolo debba più “volare via” tra l’indifferenza generale.
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