Cartolina da Castelsardo: l’invito in slang isolano a Matteo Salvini
C'è chi lo ama e chi lo odia: una via di mezzo per il ministro dell'Interno Matteo Salvini proprio non c'è. Ecco, direttamente da Castelsardo l'invito, rigorosamente in limba, di qualcuno cui la sua venuta proprio non è andata a genio. "Visto che è uno che si ambienta ovunque, imparerà velocemente il significato", ha commentato Mario Puddu, ex sindaco di Assemini
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Il tour elettorale di Matteo Salvini nell’isola continua. Ieri il vicepremier è stato a La Maddalena e Castelsardo dove è stato ricevuto con uno striscione che recava una scritta, a caratteri cubitali, che poco lasciava spazio all’immaginazione.
“Visto che è uno che si ambienta ovunque, imparerà velocemente il significato”, ha commentato su Facebook Mario Puddu, ex sindaco di Asseminie ex candidato alle regionali, lo stesso che ha dovuto lasciare la corsa per la condanna in primo grado a un anno per abuso d’ufficio.
Dopo i fatti di Torino, la risposta di Nicola Urru: una scultura di sabbia per ricordare l’umanità nelle piazze

Secondo l’artista, la violenza produce una pericolosa disumanizzazione: “Quando la violenza irrompe nello spazio pubblico assistiamo a un corto circuito empatico”, osserva, “che trasforma il cittadino in un bersaglio e il servitore dello Stato in un automa privo di volto”. Una frattura che, aggiunge, rende ogni sopruso facilmente giustificabile.
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Dopo i fatti di Torino, l’artista sardo Nicola Urru ha realizzato sulla spiaggia di Platamona una nuova scultura di sabbia ispirata agli eventi che hanno segnato il recente dibattito sul dissenso e sulla violenza nello spazio pubblico.
L’opera raffigura il poliziotto ferito durante gli scontri, abbracciato e protetto da un collega, un’immagine diventata simbolo di umanità nel caos. “Il rispetto reciproco non è un semplice accessorio della convivenza civile, ma la condizione biologica stessa di una democrazia sana”, scrive Urru nel commento che accompagna la scultura sui social.
Secondo l’artista, la violenza produce una pericolosa disumanizzazione: “Quando la violenza irrompe nello spazio pubblico assistiamo a un corto circuito empatico”, osserva, “che trasforma il cittadino in un bersaglio e il servitore dello Stato in un automa privo di volto”. Una frattura che, aggiunge, rende ogni sopruso facilmente giustificabile.
Urru richiama anche il legame tra libertà e responsabilità. “Non esiste espressione del pensiero che possa dirsi libera se fondata sulla negazione dell’altro”, sottolinea, mettendo in guardia dal rischio che la piazza, da luogo di confronto, si trasformi in scontro fisico.
“Proteggere il manifestante e l’operatore in divisa significa proteggere noi stessi”, conclude l’artista, ribadendo la necessità di rimettere al centro la dignità umana come unico antidoto alle divisioni che attraversano oggi la società.
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