Bari: nasce malato e i genitori lo abbandonano in ospedale
Il piccolo, un mese e mezzo di vita, è nato con una malattia metabolica e un problema cardiaco. I genitori, qualche giorno fa, hanno varcato le porte dell'ospedale e non sono più tornati
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Una terribile vicenda che arriva da Bari. Un bambino di 48 giorni di nazionalità romena è stato abbandonato dalla mamma nell’ospedale Giovanni XXIII di Bari, dove era ricoverato da alcuni giorni per una malattia metabolica e problemi cardiaci diagnosticati fin dalla nascita. Come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, immediatamente è partita la gara per la solidarietà, con medici e infermieri che fanno doppi turni per non lasciarlo solo e alcuni volontari che si sono attivati per portargli abiti, pannolini e altro.
A quanto si apprende il bambino è nato a Taranto il 24 settembre e dopo pochi giorni è stato trasferito nell’ospedale pediatrico di Bari. Dopo i primi accertamenti i medici gli hanno diagnosticato una patologia metabolica, la leucinosi, e un problema cardiaco. Il piccolo è stato quindi trasferito nel reparto di malattie metaboliche del Giovanni XXIII dove si trova attualmente ricoverato. La mamma è stata con lui fino a qualche giorno fa, ma poi ha lasciato l’ospedale e non vi ha più fatto ritorno. L’ospedale ha provveduto subito a segnalare l’accaduto alle autorità competenti, forze dell’ordine, servizi sociali e Tribunale per i Minorenni.
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“Sembrava una Dea Madre, ma è solo una pietra”: chiarimento della Soprintendenza sul Nuraghe Santa Barbara

Arrivati i chiarimenti della Soprintendenza: "Purtroppo, quella che sembrava una scultura è in realtà una pietra profondamente degradata da fenomeni naturali di esfoliazione e desquamazione. Le due sporgenze interpretate come ‘mammelle’ sono inclusioni litiche inglobate nella roccia magmatica, più resistenti delle parti che il tempo ha consumato"
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Nei giorni scorsi una segnalazione ha acceso la curiosità su una pietra nel Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, che sembrava raffigurare una Dea Madre. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio è intervenuta insieme al Sindaco per verificare la situazione.
“La pietra si trova a circa quattro metri di altezza ed è stato necessario utilizzare una scala e un drone per avere una visione frontale e ravvicinata e condurre le accurate verifiche archeologiche”, spiegano gli esperti.
“Esistono infatti, anche se rari, casi di riutilizzo di frammenti più antichi in monumenti nuragici, non ai fini del culto ma come materiale da costruzione. Purtroppo, quella che sembrava una scultura è in realtà una pietra profondamente degradata da fenomeni naturali di esfoliazione e desquamazione. Le due sporgenze interpretate come ‘mammelle’ sono inclusioni litiche inglobate nella roccia magmatica, più resistenti delle parti che il tempo ha consumato. Inoltre, sono di dimensioni diverse e poste ad altezza diversa. Queste caratteristiche non sono riconducibili ad una rappresentazione scultorea” aggiunge la Soprintendenza.
Gli esperti sottolineano inoltre che “questa vicenda ci permette di ricordare quanto siano importanti le segnalazioni dei cittadini per intervenire rapidamente e tutelare al meglio il nostro patrimonio: chi nota qualcosa di particolare può rivolgersi alla Soprintendenza, al Sindaco o ai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale (o alla stazione locale)”.
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