Terremoto in FIGC: finisce l’era Gravina; il 22 sarà eletto il nuovo presidente
Gabriele Gravina si è dimesso dalla carica di presidente della FIGC, una decisione comunicata oggi che mette fine a un lungo periodo di tensioni e apre ufficialmente la strada alle nuove elezioni del successore, fissate per il prossimo 22 giugno a Roma
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Terremoto in FIGC: finisce l’era Gravina; il 22 sarà eletto il nuovo presidente.
La Federazione Italiana Giuoco Calcio si risveglia senza una guida, travolta da uno scossone che segna la fine di un’epoca durata otto anni. Gabriele Gravina si è dimesso dalla carica di presidente della FIGC, una decisione comunicata oggi che mette fine a un lungo periodo di tensioni e apre ufficialmente la strada alle nuove elezioni del successore, fissate per il prossimo 22 giugno a Roma. L’addio del dirigente abruzzese non arriva per un’improvvisa epifania sportiva, bensì come culmine di un logoramento iniziato tempo addietro: sebbene le dimissioni non fossero state rassegnate nemmeno dopo la seconda, drammatica mancata qualificazione dell’Italia maschile ai Mondiali avvenuta sotto il suo mandato, il clima si è fatto insostenibile nelle ultime ore. A spingere Gravina verso l’uscita di scena sono state le incessanti critiche e le pressioni provenienti sia dal mondo della politica sia da numerosi atleti di sport diversi dal calcio, indignati per alcune esternazioni del presidente sugli sport dilettantistici pronunciate all’indomani dell’ennesima sconfitta azzurra.
Il bilancio sportivo del quadriennio appare oggi come un chiaroscuro dove le ombre superano di gran lunga le luci. La Nazionale maschile, da sempre l’asset più visibile, noto e vincente del nostro movimento, non è stata quasi mai all’altezza delle aspettative dei tifosi e degli addetti ai lavori, collezionando il fallimento di due passaggi mondiali e cambiando tre volte allenatore nel tentativo di ritrovare una bussola smarrita. In questo scenario, l’unico successo resta il trionfo agli Europei del 2021, un trofeo che però, col senno di poi, appare sempre più come un’eccezione frutto di un momento fortunato, una parentesi felice che non ha saputo innescare quella crescita strutturale del calcio italiano tanto auspicata quanto rimasta incompiuta.
Settantadue anni, una laurea in Giurisprudenza in tasca e un passato da imprenditore, Gravina ha iniziato a occuparsi di calcio negli anni Ottanta, legando il suo nome al miracolo del Castel di Sangro. Di quella squadra fu co-proprietario e dirigente, trascinandola in una scalata epica capace di produrre sei promozioni in tredici anni, dalla Seconda Categoria — la penultima del calcio italiano — fino allo storico approdo in Serie B. Una poliedricità, la sua, confermata dagli impegni extra-calcistici nel settore bancario e come fondatore del Gruppo Gravina, holding attiva in ambiti diversificati quali l’edilizia civile e industriale, il restauro, le ristrutturazioni, le demolizioni, l’impiantistica, le opere infrastrutturali e i settori dell’energia e dell’ambiente.
La sua ascesa ai vertici federali era sembrata inarrestabile: dai primi anni Duemila, quando fu capo delegazione dell’Under 21 — ricoprendo il ruolo che oggi, nella Nazionale maggiore, è affidato a Gianluigi Buffon — fino alla presidenza della Lega Pro tra il 2015 e il 2018. Proprio nel 2018 arrivò la prima consacrazione a capo della FIGC con un plebiscito del 97 per cento dei voti. Un consenso che pareva inscalfibile, confermato dalle rielezioni del 2021 e del 2025, quest’ultima ottenuta con il 98,8 per cento delle preferenze, riuscendo nell’impresa di mettere d’accordo tutte le anime del calcio italiano: dai rappresentanti dei calciatori e degli allenatori fino alle componenti della Lega Serie A, Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti, i cui pesi e rilevanze elettorali sono stati peraltro oggetto di recenti riforme nel 2024.
Fino a poco prima di questa nuova disfatta mondiale, Gravina godeva di un solidissimo sostegno interno alla Federazione, ma il vento è cambiato repentinamente negli ultimi giorni, trasformando l’appoggio in isolamento. Prima di congedarsi definitivamente e lasciare che l’assemblea del 22 giugno decida il futuro, l’ormai ex presidente ha annunciato che l’8 aprile relazionerà in Parlamento in merito allo stato di salute del calcio italiano, un ultimo atto formale prima di chiudere una delle pagine più controverse e discusse della storia recente di via Allegri.
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