(FOTO) Al Poetto i surfisti cagliaritani hanno dato vita a una spettacolare paddle out per Gaza
Ieri mattina una cinquantina di surfisti cagliaritani si sono dati appuntamento sulla spiaggia del Poetto per un’iniziativa di pace e solidarietà con il popolo palestinese e in sostegno della Global Sumud Flottilla.
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A Cagliari non si ferma l’ondata di solidarietà e mobilitazione per la missione umanitaria Freedom Sumud Flotilla.
Ieri mattina una cinquantina di surfisti cagliaritani si sono dati appuntamento sulla spiaggia del Poetto per un’iniziativa di pace e solidarietà con il popolo palestinese e in sostegno della Global Sumud Flottilla.
Il gruppo ha organizzato un paddle out, una tradizionale cerimonia del mondo del surf che prevede la partenza collettiva dalla riva e la formazione, al largo, di un grande cerchio con le tavole. Come hanno spiegato gli organizzatori, semplici cittadine e cittadini innamorati dello sport in mare: “Al centro di questa simbolica unione sull’acqua, ogni partecipante ha deposto un fiore, gesto semplice e profondo per ricordare le vittime della guerra e ribadire un messaggio universale di pace”.
Una presenza sorprendente che ha reso l’iniziativa ancora più intensa, suggellando l’incontro tra natura, sport e solidarietà.
L’atmosfera di raccoglimento e silenzio conclusasi con un lungo applauso è stata arricchita da un momento inatteso: alcuni delfini si sono avvicinati al cerchio, nuotando accanto ai surfisti. Semplicemente meraviglioso.ù
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Come si chiama la ciliegia in sardo campidanese?

Oro rosso di Sardegna: il fascino linguistico e la tradizione delle ciliegie nell'isola.
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Come si chiama la ciliegia in sardo campidanese?
Oro rosso di Sardegna: il fascino linguistico e la tradizione delle ciliegie nell’isola.
Il legame tra la Sardegna e i suoi frutti più preziosi si snoda attraverso un labirinto di suoni e radici storiche che affondano nel cuore del Mediterraneo, rivelando come un semplice nome possa raccontare secoli di dominazioni e passioni agricole. Quando l’estate inizia a scaldare le vallate dell’isola, le protagoniste indiscusse diventano le ciliegie, autentiche gioie tonde e succose capaci di far impazzire i bambini e conquistare gli adulti, ma è nel sardo campidanese che questo frutto svela la sua identità più autentica. Per rispondere al quesito su come si chiami questo tesoro scarlatto, bisogna prendere nota di un termine che evoca immediatamente una musicalità antica: in sardo si dice infatti cerèsia, una parola caratterizzata da un accento bello marcato che ne definisce il carattere.
Tuttavia, la ricchezza della lingua sarda non si esaurisce in un unico vocabolo, offrendo invece un ventaglio di nomi che variano a seconda del territorio, quasi fossero piccole sorelline linguistiche; si passa infatti dalle varianti cerescia e cerexia fino ad arrivare a cressia, termine che nella zona di Ardauli viene utilizzato con particolare orgoglio.
Questa varietà terminologica non è un semplice vezzo dialettale, poiché ogni tipologia di frutto possiede la sua specifica etichetta che ne descrive il sapore e la consistenza: se la cerèsia agriota identifica l’amarena dal caratterino asprigno, la cerèsia pisanisca rappresenta la variante più dolce, quella capace di sciogliere il cuore al primo morso, mentre la vera diva del cestino resta la cerèsia barracoca manna, una ciliegia grossa, dura e nera che si presenta come una vera eccellenza da red carpet.
L’origine di questo splendore linguistico nasconde un tocco esotico che riporta alla storia politica dell’isola, poiché la parola deriva direttamente dallo spagnolo cereza; d’altronde, la Sardegna ha intrattenuto per lunghi secoli intensi contatti con la Spagna e, tra le tante influenze culturali, qualcosa di buono e di dolce doveva pur restare impresso nella memoria collettiva.
Il viaggio alla scoperta di queste meraviglie botaniche attraversa paesi dove la fioritura e il raccolto sono riti sacri, nomi da segnare sul calendario e visitare durante la stagione giusta per immergersi in ceste piene di profumo: località come Bonannaro, Burcei, Villacidro, Lanusei, Gadoni, Aritzo e Bonarcado custodiscono ognuna la propria storia e i propri alberi secolari. Comprendere come si dica ciliegia in sardo significa dunque immergersi in una tradizione millenaria dove la lingua si fonde con la terra, un sapere che ora conoscete e che, una volta assaporato, non potrete più dimenticare.
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