In Sardegna c’è un villaggio abbandonato dove si trova un palazzo ancora perfettamente affrescato
Oggi la villa è pericolante ed è quindi consigliabile ammirare gli affreschi solo dall’esterno: vi sorprenderete di come, però, siano ancora vividi nei colori nonostante le intemperie che per decenni si sono abbattute sulla struttura.
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Esiste un luogo in Sardegna dove il silenzio è interrotto solo dallo scricchiolio dei detriti e dal vento che soffia tra le palme, segno distintivo di antichi insediamenti minerari. È Monte Narba, presso San Vito, un tempo capitale sarda dell’argento e oggi uno dei villaggi fantasma più suggestivi e fragili dell’intero Parco Geominerario riconosciuto dall’UNESCO. Un sito dove la fatica dei minatori si è intrecciata, per un bizzarro scherzo della storia, con il talento artistico di ufficiali nemici.
Fondata nella seconda metà dell’Ottocento dalla Società Lanusei sotto la direzione dell’ingegner Giovanni Battista Traverso, Monte Narba non era solo una miniera, ma una vera e propria città moderna.
Mentre oltre 900 operai scavavano fino a 500 metri di profondità in una ragnatela di 18 chilometri di gallerie, in superficie il villaggio pulsava di vita: era dotato di energia elettrica, rete telefonica interna, un ospedale e un’officina meccanica. Il cuore pulsante dell’estrazione era il pozzo principale, noto ancora oggi come “Sa Macchina Beccia” (la macchina vecchia).
L’edificio più rappresentativo del complesso è Villa Madama, la residenza del direttore. Caratterizzata da un’elegante balconata in ferro battuto e dal monogramma “SL” che campeggia sull’ingresso, la villa nasconde un tesoro inaspettato.
Durante la Prima Guerra Mondiale, il villaggio ospitò un contingente di prigionieri austriaci. Tra loro, un maggiore che nella vita civile era pittore, per sconfiggere la noia della prigionia, trasformò le pareti e le volte della villa e degli uffici in una galleria d’arte. Ancora oggi, tra i crolli, si possono scorgere affreschi di straordinaria finezza con motivi floreali e figure allegoriche, colori vividi che resistono all’abbandono.
Oggi Monte Narba vive una fase drammatica. Il sistema di dighe e canali che un tempo regimava le acque è saltato, e le discariche di detriti create dalla miniera stessa stanno lentamente “mangiando” il villaggio. Una valanga silenziosa di pietre e fango ha già sfondato i piani inferiori di molti edifici.
L’area, passata attraverso diverse proprietà (dalla belga Vieille Montagne alla Montevecchio fino alla famiglia Mancini), è stata recentemente oggetto di cronaca per la sua messa in vendita su portali web. Nonostante lo stato di ruderizzazione, Monte Narba resta un “museo a cielo aperto” che chiede aiuto: un luogo dove l’archeologia industriale e l’arte spontanea dei prigionieri gridano contro l’oblio, testimoniando una Sardegna capace di produrre ricchezza e bellezza anche nei momenti più bui della storia.
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