Cagliari, scontri alla manifestazione pro Palestina
Nonostante l’assenza di autorizzazione, i manifestanti hanno tentato di avanzare per le vie del centro, venendo bloccati dalle forze dell'ordine in assetto antisommossa
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Momenti di tensione a Cagliari, quando un corteo non autorizzato, partito da piazza Garibaldi, è sfociato in una manifestazione a favore della Palestina e contro Israele.
Il raduno, inizialmente organizzato per protestare contro le restrizioni del Decreto Sicurezza, si è scontrato con il divieto della Questura.
Nonostante l’assenza di autorizzazione, i manifestanti hanno tentato di avanzare per le vie del centro, venendo bloccati dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Gli scontri hanno aumentato la tensione, con il centro storico della città blindato dalle autorità fino a tarda sera.
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Castello, residenti “intrappolati” tra crolli e transenne: chiuse via Porcell e via Fiume

Dopo il distacco di calcinacci e la chiusura delle strade, scatta l'allarme dei cittadini: «Non vogliamo aspettare altri 15 anni per un ripristino».
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Un quartiere sotto scacco, isolato da transenne che sembrano destinate a diventare parte del paesaggio urbano. Da ieri, 6 marzo, l’inizio di quello che i residenti definiscono un incubo logistico: la chiusura simultanea di due strade importanti del centro storico per gravi cedimenti strutturali.
Tutto è iniziato nel pomeriggio di ieri, quando la caduta di calcinacci da un muro di proprietà dell’Università di Cagliari ha costretto la Protezione Civile – su indicazione dei Vigili del Fuoco – a interdire immediatamente il traffico in via Porcell. Ma l’emergenza non è isolata. Quasi in contemporanea, nuovi cedimenti hanno interessato la Torre Tedeschina, l’imponente struttura medievale del XIV secolo incastonata nel Bastione della Concezione, portando alla chiusura forzata anche di via Fiume.
Il quartiere si ritrova così stretto in una “doppia criticità” che paralizza la mobilità. Se da un lato via Porcell è bloccata da un muro universitario, dall’altro via Fiume è ostaggio dei frammenti che piovono da un bene storico-monumentale di proprietà pubblica.
I residenti si sentono “intrappolati” in un labirinto di divieti. «Siamo di fronte a un’emergenza doppia e simultanea», denunciano gli abitanti della zona. «Hanno chiuso tutto, e la sensazione è che questa volta la faccenda sarà molto lunga».
Il vero timore che serpeggia tra le vie del quartiere non è tanto il crollo in sé, quanto la paralisi burocratica. Il precedente del muraglione di via Fiume – per il cui ripristino sono serviti ben 15 anni – pesa come un macigno sulla fiducia dei cittadini.
«La nostra paura è che la pratica inizi il solito, infinito valzer tra uffici: Soprintendenza, Ufficio Paesaggio, Comune, Università», spiegano i residenti. «Essendo beni vincolati, il rischio è che ogni decisione venga rimandata per anni mentre noi restiamo con le strade sbarrate. Chiediamo un intervento rapido che dia priorità alle necessità della comunità, non un rimpallo di responsabilità tra enti».
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