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Errore giudiziario, arriva la “Legge Zuncheddu”: mille euro al mese a chi è stato assolto

Depositata in Parlamento la proposta del Partito Radicale sostenuta da Forza Italia: assegno da 1.000 euro al mese per le vittime di errori giudiziari. Il pastore di Sinnai: «Oltre il cancello del carcere c'è il vuoto, lo Stato non ci lasci soli».
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Trent’anni di vita rubata non si cancellano con una sentenza di assoluzione, ma da oggi il percorso per restituire dignità alle vittime della malagiustizia ha un nome e un obiettivo concreto: la “Legge Zuncheddu”. La proposta di legge, nata dall’iniziativa del Partito Radicale e fatta propria da Forza Italia, è stata depositata ufficialmente in entrambe le Camere per offrire un sostegno immediato a chi, dopo il calvario del carcere da innocente, si ritrova senza mezzi di sussistenza.
Il cuore della norma è un sussidio economico di circa 1.000 euro al mese. Si tratta di una provvisionale che lo Stato dovrebbe erogare immediatamente dopo l’assoluzione, senza attendere i tempi biblici (spesso anni) dei risarcimenti definitivi. L’obiettivo è colmare quel “buio” che accoglie chi esce di cella dopo un errore giudiziario: persone che hanno perso lavoro, affetti e posizioni sociali.
In collegamento video, a dare forza alla presentazione, c’era proprio lui, Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo diventato simbolo dell’errore giudiziario più lungo della storia italiana. Le sue parole sono state un pugno nello stomaco per l’aula: «Quando esci dal carcere ti aprono il cancello e poi arrangiati. Io mi salvo solo grazie alla mia famiglia che mi mantiene ancora, nonostante i sacrifici già fatti. Ma per gli altri?». Zuncheddu ha poi ricordato la solitudine della difesa nei processi: «L’avvocato non ha voce in capitolo, è una lotta impari: Giudice e PM sono due contro uno».
La proposta ha trovato il pieno appoggio dei vertici di Forza Italia. I capigruppo Maurizio Gasparri (Senato) e Paolo Barelli (Camera) hanno sottolineato l’urgenza di accelerare l’iter parlamentare. «Il caso Zuncheddu è estremo, ma ci sono migliaia di persone le cui vite vengono devastate. Lo Stato deve garantire almeno la sopravvivenza in attesa della giustizia tardiva», ha dichiarato Gasparri.
Alla conferenza erano presenti i firmatari e sostenitori azzurri, tra cui Pietro Pittalis, Pierantonio Zanettin, Enrico Costa e Rita Dalla Chiesa, a testimonianza di un impegno compatto sulla riforma della giustizia. Soddisfazione, ma anche pragmatismo, da parte del Partito Radicale. Il segretario Maurizio Turco e la tesoriera Irene Testa (garante dei detenuti in Sardegna) hanno ricordato le 50.000 firme raccolte a sostegno dell’iniziativa. «Questa legge non deve restare in un cassetto», ha ammonito Testa. «È un atto di civiltà necessario perché nessuno debba più subire l’umiliazione di essere abbandonato dopo un calvario giudiziario».
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