La ricetta di oggi. Orziadas fritte, delizia della cucina di mare sarda
Le orziadas, o anemoni di mare o attinie, sono un piatto saporito dal gusto molto particolare, ottime come antipasto. Servitele con un Semidano freschissimo.
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La ricetta Vistanet di oggi: orziadas fritte, delizia della cucina di mare sarda.
Le orziadas, o anemoni di mare o attinie, sono un piatto saporito dal gusto molto particolare, ottime come antipasto. Servitele con un Semidano freschissimo.
Ingredienti:
600 grammi di orziadas
farina 00
semola di grano duro
olio extravergine d’oliva
limoni
sale
Preparazione
Lavate bene le attinie, preferibilmente con acqua di mare. Usate dei guanti di gomma per lavarle perché i tentacoli degli anemoni sono urticanti. Scolatele poi versate nel recipiente la semola e la farina (tre quarti di semola e un quarto di farina). Versate gli anemoni e rigirateli per coprirli in ogni parte. Versatele in una padella con l’olio bollente. Dopo pochi minuti di cottura raccoglietele con una schiumarola e sistematele in un piatto con carta assorbente da cucina per far assorbire l’olio in eccesso. Salate e servite calde con gli spicchi di limone da spremere. Servitele con una bottiglia di Semidano freschissimo.
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Vittima dei botti: a Sanluri una cucciola muore di terrore. Era appena stata salvata insieme ai suoi fratellini

Il cuore di una cagnolina si è fermato a causa delle esplosioni dei botti. La cucciola era stata abbandonata e salvata da pochi giorni insieme ai suoi fratellini.
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Il 2026 inizia con un lutto che pesa come un macigno sul cuore di chi dedica la vita agli animali. Mentre nelle piazze si festeggiava, a Sanluri, presso il centro di equitazione “Oasi felice degli animali”, si consumava una tragedia silenziosa e crudele. Una cucciola, recuperata solo pochi giorni prima dalla Polizia Municipale, è morta letteralmente di paura a causa dei botti di Capodanno.
La dinamica è tristemente nota, ma non per questo meno dolorosa. Non era ancora scoccata la mezzanotte quando alcuni ragazzi, nelle campagne circostanti, hanno iniziato a far esplodere petardi per diversi minuti. Tanto è bastato: lo stress acuto e il terrore provocato dalle detonazioni hanno stroncato il cuore della piccola, che non ha retto all’urto emotivo. “Questa è una vita che si spegne perché qualcun altro ha voluto accendere il proprio ‘divertimento'”, scrivono i responsabili del centro in un post colmo di rabbia e dolore su Facebook.
La storia della cagnolina è un intreccio di speranza e sfortuna. Faceva parte di una cucciolata recuperata lo scorso 24 dicembre. Invece di lasciarli finire in canile, i volontari dell’Oasi avevano deciso di accoglierli a proprie spese, offrendo loro cure e protezione in attesa di trovare famiglie amorevoli. Una promessa di futuro spezzata in dieci minuti di follia “festiva”.
Il post si trasforma rapidamente in un atto d’accusa contro l’assenza di tutele legali. Il centro solleva un interrogativo che ogni anno divide l’opinione pubblica: Perché non vengono emesse ordinanze restrittive efficaci? Cosa serve ancora per vietare i botti nei centri abitati e nelle zone rurali? Il messaggio finale dei volontari è un grido disperato rivolto a tutti: i botti uccidono. Non è una metafora, ma una realtà clinica per migliaia di animali selvatici e domestici i cui sensi, molto più sviluppati dei nostri, trasformano un gioco in un bombardamento insopportabile.
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