La ricetta di oggi. Orziadas fritte, delizia della cucina di mare sarda
Le orziadas, o anemoni di mare o attinie, sono un piatto saporito dal gusto molto particolare, ottime come antipasto. Servitele con un Semidano freschissimo.
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La ricetta Vistanet di oggi: orziadas fritte, delizia della cucina di mare sarda.
Le orziadas, o anemoni di mare o attinie, sono un piatto saporito dal gusto molto particolare, ottime come antipasto. Servitele con un Semidano freschissimo.
Ingredienti:
600 grammi di orziadas
farina 00
semola di grano duro
olio extravergine d’oliva
limoni
sale
Preparazione
Lavate bene le attinie, preferibilmente con acqua di mare. Usate dei guanti di gomma per lavarle perché i tentacoli degli anemoni sono urticanti. Scolatele poi versate nel recipiente la semola e la farina (tre quarti di semola e un quarto di farina). Versate gli anemoni e rigirateli per coprirli in ogni parte. Versatele in una padella con l’olio bollente. Dopo pochi minuti di cottura raccoglietele con una schiumarola e sistematele in un piatto con carta assorbente da cucina per far assorbire l’olio in eccesso. Salate e servite calde con gli spicchi di limone da spremere. Servitele con una bottiglia di Semidano freschissimo.
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L’ICE minaccia la troupe di Rai 3: terrore a Minneapolis per la giornalista sarda Laura Cappon

Minacce choc dagli agenti federali USA contro la troupe di Rai 3. La cronista di Guspini finisce nel mirino dell'Ice: è scontro politico tra Roma e Washington.
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«Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori». Non è la battuta di un film d’azione, ma la minaccia diretta rivolta dagli agenti dell’Ice (l’agenzia statunitense che contrasta l’immigrazione illegale) a Laura Cappon, stimata giornalista originaria di Guspini, e al collega Daniele Babbo.
L’inviata di In Mezz’ora (Rai 3), nata e cresciuta nel Medio Campidano prima di trasferirsi a Bologna per gli studi e scalare i vertici del giornalismo d’inchiesta nazionale (collaborando con Domani e Il Fatto Quotidiano), si è trovata intrappolata in un vero e proprio agguato stradale mentre documentava le operazioni federali in Minnesota.
Il video dello scontro, diffuso sui canali social del programma, è agghiacciante. L’auto della troupe Rai viene bloccata da due mezzi dell’Ice: uno davanti, uno dietro. «Siamo intrappolati», spiega con lucidità Laura Cappon mentre la tensione sale. Nonostante la giornalista ribadisca più volte la propria identità professionale — «Press. We are press italian» — tre agenti si avvicinano minacciosi.
La reazione dei federali è violenta: l’ordine è di smettere di filmare e sparire, pena l’uso della forza bruta. Un’intimidazione che colpisce una professionista che ha sempre portato nel suo lavoro la tempra e la determinazione delle sue radici sarde, ora testimone di un’escalation di violenza che sta scuotendo l’America.
Il caso è diventato immediatamente un affare di Stato. In Italia, la solidarietà verso la cronista guspinese è unanime, ma le opposizioni incalzano il Governo. Sandro Ruotolo (PD) parla di «fatto gravissimo e inaccettabile contro chi stava semplicemente documentando i fatti», chiedendo alla Premier Meloni di rompere il silenzio. Matteo Renzi (Italia Viva), definisce le minacce «respingibili con forza» e sollecita l’intervento del Ministro degli Esteri Tajani. Angelo Bonelli (AVS), usa toni ancora più duri, parlando di «intimidazioni mafiose» in un contesto di «deriva autoritaria» sotto l’amministrazione Trump, esigendo che la dignità dell’Italia venga prima delle alleanze ideologiche.
Laura Cappon non è nuova a scenari complessi, avendo seguito per anni le vicende più calde del Medio Oriente e della politica internazionale. Oggi, quella determinazione forgiata nel cuore della Sardegna si scontra con la realtà militarizzata di Minneapolis, sollevando un interrogativo globale sulla libertà di stampa e la sicurezza degli inviati italiani all’estero.
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