Lo sapevate? La galleria ferroviaria più lunga della Sardegna supera i 7 chilometri: ecco dove si trova
La galleria è stata inaugurata nel 2001. Ci sono voluti più di dieci anni per realizzare l'opera. Il costo dell'intera variante è stato di circa 300 miliardi di vecchie lire.
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Vi siete mai chiesti quale sia la galleria ferroviaria più lunga della Sardegna?.
Ebbene, il tunnel più lungo in assoluto delle strade ferrate dell’Isola si trova nel territorio di Bonorva ed è lunga 7,5 km.
La galleria è stata inaugurata nel 2001. Ci sono voluti più di dieci anni per realizzare l’opera.
Il costo dell’intera variante è stato di circa 300 miliardi di vecchie lire. I tempi lunghi furono legati a una serie di problemi, tra i quali la presenza di grosse falde d’acqua che resero difficili i lavori.
La variante ha eliminato alcuni chilometri di percorso tortuoso e ha consentito di superare il dislivello tra la stazione di Campeda e quella di Bonorva.
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Il fotografo cagliaritano Roberto Satta alla Galleria Dantebus Margutta: uno sguardo che racconta l’invisibile

Cagliari continua a farsi portavoce di talenti capaci di dialogare con la scena artistica nazionale e internazionale. Tra questi, Roberto Satta, fotografo cagliaritano di 35 anni dalla sensibilità rara, ha recentemente visto una sua opera selezionata per la mostra “Misti di Arte” presso la prestigiosa Galleria Dantebus Margutta di Roma.
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Il fotografo cagliaritano Roberto Satta, 35 anni, porta la sua visione poetica alla mostra “Misti di Arte” della Galleria Dantebus Margutta di Roma. Specializzato in fotografia food per hotellerie e ristorazione, Satta ha sviluppato parallelamente una ricerca autoriale che esplora il rapporto tra corpo, materia e percezione visiva, muovendosi tra fotografia concettuale e still-life contemporaneo. Le sue opere trasformano il cibo in esperienza simbolica, indagando gesto, memoria sensoriale e identità.
La fotografia esposta, Edible Echoes, mostra una mano che affiora dal nero profondo stringendo una stecca di gelato, fragile e sensuale, la cui superficie screpolata rivela l’interno. Il corpo umano, con la sua pelle maculata, diventa eco della materia e la materia riflesso del corpo.
La luce, costruita per sottrazione con tensione chiaramente caravaggesca, sceglie cosa rivelare, lasciando il resto nell’ombra. L’opera invita lo spettatore a una contemplazione intensa, coinvolgendo corpo, mente e anima in un dialogo emotivo e simbolico.
Lo stesso Satta racconta: ” Nel mio lavoro il cibo non è mai solo un soggetto estetico. Mi interessa come materia viva, come oggetto carico di memoria, gesto e presenza umana. Attraverso immagini essenziali e controllate, cerco di spostare l’attenzione dalla semplice rappresentazione del cibo alla sua dimensione più intima e simbolica. Il progetto Becoming nasce da questa esigenza: osservare il cibo come qualcosa che cambia, che si trasforma, che entra in relazione con il corpo e con chi guarda. Lavoro spesso su fondi scuri, con una luce costruita per sottrazione, lasciando che siano le superfici, le imperfezioni e i dettagli a guidare la lettura dell’immagine”.
“Il mio obiettivo – conclude – non è raccontare una ricetta o un piatto, ma creare immagini che attivino una percezione più profonda, in cui il cibo diventa pretesto per parlare di identità, fragilità e trasformazione. La fotografia diventa così uno spazio di incontro tra materia e sguardo, tra ciò che si vede e ciò che si sente”.
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