La ricetta di oggi. Orziadas fritte, delizia della cucina di mare sarda
Le orziadas, o anemoni di mare o attinie, sono un piatto saporito dal gusto molto particolare, ottime come antipasto. Servitele con un Semidano freschissimo.
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La ricetta Vistanet di oggi: orziadas fritte, delizia della cucina di mare sarda.
Le orziadas, o anemoni di mare o attinie, sono un piatto saporito dal gusto molto particolare, ottime come antipasto. Servitele con un Semidano freschissimo.
Ingredienti:
600 grammi di orziadas
farina 00
semola di grano duro
olio extravergine d’oliva
limoni
sale
Preparazione
Lavate bene le attinie, preferibilmente con acqua di mare. Usate dei guanti di gomma per lavarle perché i tentacoli degli anemoni sono urticanti. Scolatele poi versate nel recipiente la semola e la farina (tre quarti di semola e un quarto di farina). Versate gli anemoni e rigirateli per coprirli in ogni parte. Versatele in una padella con l’olio bollente. Dopo pochi minuti di cottura raccoglietele con una schiumarola e sistematele in un piatto con carta assorbente da cucina per far assorbire l’olio in eccesso. Salate e servite calde con gli spicchi di limone da spremere. Servitele con una bottiglia di Semidano freschissimo.
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È morta Mariuccia Sannia: la storica imprenditrice che sfidò la Regione per salvare la tessitura sarda

Si è spenta a 92 anni la pioniera dell’imprenditoria femminile: portò il design nel Mandrolisai e difese l'arte del telaio davanti ai vertici della Regione.
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Samugheo perde una delle sue figlie più illustri, una donna che non è stata solo una custode della tradizione, ma una vera e propria rivoluzionaria della tessitura isolana. Si è spenta a 92 anni Mariuccia Sannia, storica tessitrice e imprenditrice, la cui vita sembra uscita da un romanzo di emancipazione e coraggio.
La storia di Mariuccia inizia nel 1955, quando apre il suo primo laboratorio. Erano anni complessi, segnati dagli interventi dell’OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica), che miravano a sviluppare l’artigianato sardo ma che, inizialmente, avevano escluso Samugheo dai propri piani.
Sannia non accettò quel “no”. Con una tenacia fuori dal comune, si recò personalmente dal Presidente della Regione dell’epoca, Titino Melis, per perorare la causa della tessitura locale. Grazie alla sua insistenza, riuscì a ottenere una collaborazione cruciale per le indagini di mercato, fondendo i risparmi personali con una visione imprenditoriale moderna. La sua azienda arrivò a dare lavoro a 30 giovani donne, ottenendo commesse di prestigio nazionale.
Nel 1966, la vita la mise davanti a una scelta dolorosa: seguire il marito “continentale” lontano dall’Isola. Mariuccia lasciò il laboratorio a un’altra giovane realtà locale, ma il filo che la legava a Samugheo non si spezzò mai. «Era una donna forte, vivace e aperta. Confrontarsi con lei era un’esperienza formante», ricorda con commozione l’assessora alla Cultura di Samugheo, Elisabetta Sanna. «Le dobbiamo tantissimo per il suo apporto all’imprenditoria femminile».
Il Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda (MURATS) l’ha salutata con gratitudine, definendola una figura “preziosa per la storia della tessitura”. Mariuccia aveva scelto di tornare nella sua terra per trascorrere gli ultimi anni e per esservi sepolta, chiudendo un cerchio iniziato davanti a un telaio quasi settant’anni fa. Oggi Samugheo la ricorda così: una donna bellissima e fiera, orgogliosa del suo abito tradizionale, che con la sua intelligenza ha saputo trasformare un’arte antica in una speranza per il futuro di un intero territorio.
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