La ricetta di oggi. Orziadas fritte, delizia della cucina di mare sarda
Le orziadas, o anemoni di mare o attinie, sono un piatto saporito dal gusto molto particolare, ottime come antipasto. Servitele con un Semidano freschissimo.
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La ricetta Vistanet di oggi: orziadas fritte, delizia della cucina di mare sarda.
Le orziadas, o anemoni di mare o attinie, sono un piatto saporito dal gusto molto particolare, ottime come antipasto. Servitele con un Semidano freschissimo.
Ingredienti:
600 grammi di orziadas
farina 00
semola di grano duro
olio extravergine d’oliva
limoni
sale
Preparazione
Lavate bene le attinie, preferibilmente con acqua di mare. Usate dei guanti di gomma per lavarle perché i tentacoli degli anemoni sono urticanti. Scolatele poi versate nel recipiente la semola e la farina (tre quarti di semola e un quarto di farina). Versate gli anemoni e rigirateli per coprirli in ogni parte. Versatele in una padella con l’olio bollente. Dopo pochi minuti di cottura raccoglietele con una schiumarola e sistematele in un piatto con carta assorbente da cucina per far assorbire l’olio in eccesso. Salate e servite calde con gli spicchi di limone da spremere. Servitele con una bottiglia di Semidano freschissimo.
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LA FOTO. Quando il tempo libero aveva il rumore delle biglie: Gigi Riva e il flipper, simboli di un’altra epoca

Un giovane Gigi Riva gioca a flipper in un ritiro del Cagliari o della Nazionale ed è un’immagine che racconta molto più di una semplice pausa tra un allenamento e l’altro, perché restituisce il sapore autentico di un calcio e di una quotidianità ormai lontani.
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Quando il tempo libero aveva il rumore delle biglie: Gigi Riva e il flipper, simboli di un’altra epoca.
Un giovane Gigi Riva gioca a flipper in un ritiro del Cagliari o della Nazionale ed è un’immagine che racconta molto più di una semplice pausa tra un allenamento e l’altro, perché restituisce il sapore autentico di un calcio e di una quotidianità ormai lontani. Il flipper era il divertimento degli anni ’70, un passatempo semplice e rumoroso che scandiva le serate e i momenti liberi, tanto che non c’era bar che non l’avesse, dalle grandi città ai piccoli centri, diventando un punto di ritrovo, di sfida e di socialità. In quegli anni anche i campioni, come Gigi Riva, trovavano svago in gesti essenziali, tra una partita improvvisata e una pallina d’acciaio lanciata con precisione, senza bisogno di schermi o connessioni digitali.
Oggi il contrasto è evidente, perché ora i giocatori hanno playstation, telefonini, console e dispositivi sempre a portata di mano, simboli di un tempo diverso, più veloce e tecnologico. Quella scena, però, resta una fotografia preziosa di un’epoca in cui il divertimento era condiviso, fisico, fatto di luci intermittenti e pulsanti consumati, e in cui anche una leggenda del calcio italiano poteva essere semplicemente un ragazzo davanti a un flipper, immerso nel gioco come chiunque altro.
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