Cede il pavimento e gli escrementi invadono le cantine. Paura in una palazzina di Cagliari
Polastri si definisce “inorridito per le condizioni igienico sanitarie nelle quali sono costrette a vivere decine e decine di persone"
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Dal pavimento che cede in via Schiavazzi 6 B preceduto dalla fuoriuscita d’acqua, allo stillicidio che rende invivibili tre appartamenti situati in Piazza Falchi 1, infine le cantine che si sono allagate una settimana in via Schiavazzi, con tanto di escrementi umani e urina alti 15 centimetri.
È triste ma necessita di interventi urgenti il bilancio del Natale appena trascorso da quanti vivono, disperati, nel quartiere Sant’Elia, all’interno di tre palazzine popolari gestite da Area, l’agenzia regionale per l’emergenza abitativa.
A denunciare la situazione, con tanto di esposti fotografici e PEC, inviate anche sotto Natale, è stato il consigliere comunale di Cagliari Marcello Polastri, presidente della Commissione Sicurezza e Patrimonio che ora si rivolge ad AREA e all’ATS.
Polastri si definisce “inorridito per le condizioni igienico sanitarie nelle quali sono costrette a vivere decine e decine di persone, le cui legittime aspettative sono rimaste disattese e ignorate, patendo un Natale indimenticabile, costrette ad assistere inermi ad un progressivo peggioramento delle condizioni igienico sanitarie nelle quali vivono, pagando l’affitto”.
“Ho chiesto ad AREA – conclude l’esponente di Sardegna Forte – di intervenire. Ma di intervento non si è vista l’ombra, nonostante le rassicurazioni, l’età di ci vedremo costretti a portare all’attenzione del Comune di Cagliari questa emergenza e, nel caso, a presentare un dettagliato esposto corredato da video interviste alle autorità competenti. È giunta l’ora delle responsabilità per tutti perché non è tollerabile far vivere tra le fogne, lo stillicidio, e i crolli dei pavimenti, i nostri cittadini Cagliaritani”.
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Nel cuore della Toscana la memoria dell’emigrazione dei pastori sardi

Il progetto racconta l’arrivo di migliaia di pastori sardi in Toscana e nel Centro Italia, dove hanno creato aziende agropastorali, contribuito a contrastare lo spopolamento e tutelato ambiente e biodiversità.
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Nel cuore della Toscana prende forma un racconto di lavoro, identità e legalità: è quello dei pastori sardi emigrati nel Centro Italia nella seconda metà del Novecento, oggi al centro del progetto E.S.C.I. – Emigrazione Sarda nel Centro Italia, presentato alla Tenuta di Suvignano a Monteroni d’Arbia (Siena).
Con il completamento dello Spazio della Narrazione, allestito nella Sala della Legalità della Tenuta – il più grande bene confiscato alla mafia in Italia – il progetto entra a pieno regime. Un luogo simbolico, messo a disposizione dalla Regione Toscana al Circolo Sardo Peppino Mereu di Siena, capofila dell’iniziativa.
All’evento conclusivo ha partecipato l’assessora regionale Desirè Manca, che ha sottolineato il valore del progetto come esempio virtuoso di connessione tra istituzioni, comunità di emigrati e mondo del lavoro, nel segno della legalità, dell’inclusione e della valorizzazione delle identità.
Il progetto racconta l’arrivo di migliaia di pastori sardi in Toscana e nel Centro Italia, dove hanno creato aziende agropastorali, contribuito a contrastare lo spopolamento e tutelato ambiente e biodiversità. «Non un museo, ma una narrazione», come ha spiegato il coordinatore Elio Turis, costruita attraverso percorsi multimediali, immersivi e sensoriali, dentro e fuori le Sale della Legalità, fino al Giardino Sardegna.
Presentati anche il volume Emigrazione Sarda nel Centro Italia, l’e-book, materiali divulgativi e installazioni digitali. Uno spazio vivo, aperto anche alle scuole, che custodisce e restituisce la memoria dell’emigrazione sarda come patrimonio condiviso.
Le visite sono prenotabili scrivendo a [email protected]
. Tutte le informazioni su www.emigrazionesardacentroitalia.it
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