Articolo di Giuseppe Piredda
Originaria del piccolo centro del Guilcier, dopo la laurea all’Università di Sassari ha costruito la sua carriera nel capoluogo lombardo, dove oggi vive e ha formato la sua famiglia.
Originaria di Paulilatino, nel cuore della Sardegna, Paola Piredda vive e lavora oggi a Milano come odontoiatra. Dopo la laurea all’Università di Sassari e anni trascorsi tra l’isola e la Lombardia per motivi professionali, ha deciso di stabilirsi definitivamente nel capoluogo lombardo, dove ha costruito la sua carriera e la sua famiglia senza mai perdere il legame con le proprie radici.
Partire da un piccolo paese della Sardegna per costruire il proprio futuro in una grande città come Milano è una scelta che molti giovani sardi conoscono bene. La storia di Paola Piredda è fatta di studio, sacrifici e determinazione, ma anche di radici profonde che continuano ad accompagnarla nel suo percorso.
Com’è crescere in un piccolo paese come Paulilatino?
«Sono partita da un piccolo paese al centro della Sardegna, Paulilatino. Un luogo con poche opportunità per un giovane, pochi svaghi e poche distrazioni. Ma oggi, che sono madre, so con certezza che lì si cresce bene: in un ambiente sano, con un clima mite e con valori autentici, quelli che spesso nelle piccole comunità si respirano ancora. Da ragazzi però la prospettiva è diversa. Ti sembra che ti manchi qualcosa, che il mondo sia altrove. All’epoca non avevamo neanche i cellulari, eppure eravamo felici. Oggi vedo ragazzi che hanno tutto e spesso sono tristi.»
Quando hai iniziato a percepire il desiderio di guardare oltre il paese?
«Già dalle scuole superiori. Per chi vive in un paese il primo vero distacco arriva proprio in quel momento. Per andare a scuola dovevamo spostarci ogni giorno anche di 30 chilometri o più. Si usciva di casa alle sette del mattino e si tornava verso le tre del pomeriggio per pranzare. Eravamo tutti pendolari. Era faticoso, ma allo stesso tempo anche divertente. È stata un’esperienza importante perché ti mette a contatto con tante persone e realtà diverse e ti fa capire che il mondo è molto più grande di quanto immaginavi.»
Poi arriva l’università e una nuova sfida.
«Sì. Con l’università la distanza aumenta ancora: il viaggio supera i 100 chilometri e diventa impossibile fare avanti e indietro ogni giorno. A quel punto bisogna trasferirsi e affrontare anche la sfida dei test di ammissione alle facoltà scientifiche, che sono molto selettivi.»
Il tuo percorso però non è stato immediato.
«No, per i primi due anni non sono riuscita a superare il test di ammissione. I concorrenti erano tantissimi e i posti per odontoiatria erano solo venti. In quei momenti arrivano i dubbi. Non sul fatto che quella fosse la mia strada, ma sulla paura di non riuscire a superare un test così selettivo. C’è anche il senso di colpa di perdere tempo e di far spendere soldi alla propria famiglia.»
Cosa ti ha spinta a non arrenderti?
«Dentro di me sapevo con assoluta chiarezza che non mi sarei vista a fare nient’altro.
Così ho scelto di crederci, di insistere e di tenere duro. Ho continuato a studiare, a prepararmi, a frequentare corsi affini e ad approfondire tutte le materie che potevano aiutarmi ad avvicinarmi sempre di più a quel traguardo.»
E alla fine il risultato è arrivato.
«Sì. Al terzo tentativo ho superato il test sia per medicina sia per odontoiatria. Qualcuno mi ha chiesto se fossi sicura di scegliere odontoiatria invece di medicina, ma io non ho avuto alcuna esitazione. Ho scelto odontoiatria perché era la mia vera passione.»
Dopo la laurea all’Università di Sassari è iniziato il tuo percorso professionale.
«Ho iniziato a lavorare sia a Sassari sia a Milano, dividendo la settimana tra le due città. All’inizio sembrava una grande opportunità, ma con il tempo è diventato molto faticoso: ogni settimana in aereo, ritmi serrati e weekend dedicati a recuperare energie.»
Hai trovato differenze tra lavorare in Sardegna e lavorare a Milano?
«Sì, ci sono differenze importanti. In Sardegna, per collaborare con più studi, spesso viene richiesto di portare i propri pazienti. Questo significa crescere più lentamente, perché non sempre si ha la possibilità di lavorare sui pazienti dello studio.
A Milano invece ho trovato molte più opportunità. I titolari degli studi ti permettono di lavorare sui loro pazienti, dandoti fiducia e responsabilità. Negli ospedali c’era anche una forte richiesta di personale odontoiatrico e questo mi ha permesso di vedere molta casistica e crescere più rapidamente dal punto di vista professionale.»
A un certo punto hai dovuto fare una scelta.
«Sì, ho capito che non potevo continuare a vivere a metà tra due città. Dovevo scegliere dove costruire davvero la mia vita. Ho deciso di fermarmi a Milano.»
Cosa significa oggi per te essere una sarda che vive a Milano?
«Oggi posso dire di essere felice del percorso che ho fatto e della vita che ho costruito. Allo stesso tempo sento sempre forte il richiamo delle mie radici. La Sardegna, con i suoi ritmi, i suoi valori e i suoi legami profondi, rimane una parte fondamentale di me. Perché anche quando si va lontano, certi luoghi non si lasciano mai davvero.»
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