Dinamo sconfitta di un punto a Venezia (55-54). Sassari paga caro il passaggio a vuoto nel secondo quarto
Dinamo beffata da Watt che regala la vittoria a Venezia all'ultimo respiro con un canestro a fil di sirena
canale WhatsApp
L’infinita sfida tra Reyer e Dinamo piena di emozioni fino all’ultimo tiro (55-54): Mitchell Watt segna sulla sirena e fa vincere la sua squadra.
Il Venezia vince con un canestro all’ultimo secondo.
Reyer Venezia- Dinamo Banco di Sardegna Sassari 55-54 (13-18, 20-8, 11-15, 11-13)
Venezia: Chappell 11, Watt 12, Tonut 2, Filloy 6, Vidmar 9, Mazzola, Daye 4, Cerella, Stone, De Nicolao 4, Pellegrino, Bramos 4. Coach: De Raffaele.
Sassari: Bilan 16, Evans 8, Pierre 1, Vitali 4, Spissu 11, Jerrells 5, McLean 4, Gentile 5, Bucarelli, Magro, Devecchi. Coach: Pozzecco
“Sembrava una Dea Madre, ma è solo una pietra”: chiarimento della Soprintendenza sul Nuraghe Santa Barbara

Arrivati i chiarimenti della Soprintendenza: "Purtroppo, quella che sembrava una scultura è in realtà una pietra profondamente degradata da fenomeni naturali di esfoliazione e desquamazione. Le due sporgenze interpretate come ‘mammelle’ sono inclusioni litiche inglobate nella roccia magmatica, più resistenti delle parti che il tempo ha consumato"
canale WhatsApp
Nei giorni scorsi una segnalazione ha acceso la curiosità su una pietra nel Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, che sembrava raffigurare una Dea Madre. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio è intervenuta insieme al Sindaco per verificare la situazione.
“La pietra si trova a circa quattro metri di altezza ed è stato necessario utilizzare una scala e un drone per avere una visione frontale e ravvicinata e condurre le accurate verifiche archeologiche”, spiegano gli esperti.
“Esistono infatti, anche se rari, casi di riutilizzo di frammenti più antichi in monumenti nuragici, non ai fini del culto ma come materiale da costruzione. Purtroppo, quella che sembrava una scultura è in realtà una pietra profondamente degradata da fenomeni naturali di esfoliazione e desquamazione. Le due sporgenze interpretate come ‘mammelle’ sono inclusioni litiche inglobate nella roccia magmatica, più resistenti delle parti che il tempo ha consumato. Inoltre, sono di dimensioni diverse e poste ad altezza diversa. Queste caratteristiche non sono riconducibili ad una rappresentazione scultorea” aggiunge la Soprintendenza.
Gli esperti sottolineano inoltre che “questa vicenda ci permette di ricordare quanto siano importanti le segnalazioni dei cittadini per intervenire rapidamente e tutelare al meglio il nostro patrimonio: chi nota qualcosa di particolare può rivolgersi alla Soprintendenza, al Sindaco o ai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale (o alla stazione locale)”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

