“Voglio lavorare”, ha detto ai responsabili di un market di Sassari e loro lo hanno messo alla prova. La storia di Papete
E' entrato in un punto vendita Conad di Sassari dicendo ai responsabili che aveva bisogno di lavorare: ecco Papete, il nuovo carrellista del supermercato
canale WhatsApp
“Alla Conad di via Gramsci regna il sorriso grazie anche a Papete“, scrivono nella pagina Facebook del punto vendita cittadino. Lui, Papete, non ha aspettato che il lavoro venisse a bussare alla sua porta ma ci è andato direttamente lui ad aprirla.
“Voglio lavorare“, ha detto ai responsabili del supermercato e loro lo hanno messo alla prova. Oggi fa il carrellista e il suo sorriso e la sua disponibilità hanno conquistato tutti.
Tantissimi i commenti positivi e d’auguri di buona fortuna al ragazzo, comparsi sulla pagina Facebook del punto vendita, ma anche tanti, vecchi e beceri “prima gli italiani”. Ma da qualche giorno a oggi, a Sassari, grazie al giovane e volenteroso Papete, siamo sicuri che, per ogni razzista che ha deciso di aprir bocca, ci sarà un bel sorriso di questo ragazzo pronto a vincere su tutto.
L’eco d’ottone del Sant’Elia: quando il tifo del Cagliari aveva la voce di una tromba

Esiste una Cagliari sotterrata dal tempo, un’immagine sbiadita che le nuove generazioni di tifosi rossoblù faticherebbero persino a decifrare tra i pixel dei social media: quella di uno stadio che non ruggiva soltanto, ma cantava seguendo lo spartito di un ottone.
canale WhatsApp
L’eco d’ottone del Sant’Elia: quando il tifo del Cagliari aveva la voce di una tromba.
Esiste una Cagliari sotterrata dal tempo, un’immagine sbiadita che le nuove generazioni di tifosi rossoblù faticherebbero persino a decifrare tra i pixel dei social media: quella di uno stadio che non ruggiva soltanto, ma cantava seguendo lo spartito di un ottone.
Erano gli anni in cui il cuore pulsante del tifo risiedeva nella coordinazione perfetta tra gli slogan della curva e il fiato di Marius, leader carismatico di un gruppo capace di trasformare il Sant’Elia in un palcoscenico unico, con un’atmosfera che oggi potremmo accostare, per paradosso e stile, a quella che ancora caratterizza le celebri gare dell’Ajax o della nazionale dell’Olanda.
Un’amicizia nata sotto il segno del tricolore
Il fulcro di questa narrazione epica ruota attorno a un incontro del destino avvenuto proprio nell’anno del leggendario scudetto, quando Marius incrociò la strada di Attilio Tacconi. Quest’ultimo non era un semplice spettatore, bensì un abile trombettista e membro storico della banda di Domusnovas. Quell’incontro fu la scintilla per la nascita di una bella e duratura amicizia e collaborazione, un sodalizio umano e musicale che avrebbe segnato un’epoca. In realtà, la presenza della banda non era una novità assoluta, poiché i musicisti suonavano all’Amsicora già da quando il Cagliari disputava il campionato di Serie C del 1960-61, ma fu l’unione con Marius e i Cagliari Club a rendere quel suono una costante ininterrotta.
In quel periodo storico, l’esperienza dello stadio era profondamente diversa dall’estetica moderna: quando tifare era una vera festa, altro che ultras, si respirava un’aria di condivisione popolare pura e genuina. Quel gruppo di musici e sostenitori suoneranno ininterrottamente all’Amsicora e al Sant’Elia per tantissimi anni, accompagnando le domeniche dei sardi attraverso promozioni, cadute e rinascite. Erano tempi meravigliosi, in cui il ritmo della tromba scandiva il battito di un’intera isola, trasformando ogni partita in una celebrazione collettiva che oggi appartiene solo ai racconti nostalgici dei nonni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


