Incendi: nessuna tregua. Resta alto il pericolo anche per domani, 22 agosto
Protezione Civile: ancora rinforzata l'attenzione nella zona di Cagliari, domani giovedì 22 agosto, per il pericolo di incendio che resta alto
canale WhatsApp
Ancora alto il pericolo di incendio per giovedì 22 agosto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Bullismo. «Mi chiamavano balena»: Natascia racconta il suo calvario in una scuola di Cagliari

All'Istituto ‘Scano-Bacaredda’ il racconto shock di una vittima di bullismo e l'allarme dell'avvocato Melis: «È un cancro sociale, un ragazzo su tre è vittima di angherie».
canale WhatsApp
Gli insulti possono lacerare la pelle più dei colpi proibiti su un ring. Lo sanno bene i ragazzi dell’istituto Scano-Bacaredda, che nell’aula magna di via Grandi a Cagliari si sono ritrovati faccia a faccia con il dolore di chi è sopravvissuto al bullismo e con il rigore di chi lo combatte nelle aule di tribunale. L’incontro “Diamoci del Tu”, voluto dalla dirigente Mirian Sebastiana Etzo e organizzato dai referenti per il cyberbullismo, ha trasformato una mattinata di scuola in una lezione di vita e di diritto.
Il silenzio è diventato assordante quando ha preso la parola Natascia Curreli, 29 anni, di Sedilo. La sua colpa, agli occhi dei branchi di bulli incontrati a scuola, era solo il suo peso. «Per anni mi hanno bersagliata con insulti pesanti: scrofa, balena, mongolfiera», ha raccontato Natascia con una forza che ha commosso la platea. «Dalle parole sono passati ai fatti: mi mettevano le gomme da masticare tra i capelli e una volta, alla fermata dell’autobus, mi hanno lanciato un ramo in faccia causandomi una ferita».
Oggi Natascia ha trasformato quella sofferenza in una missione: «Dopo anni di silenzio ho parlato con la mia famiglia e sono stata meglio. Ancora oggi ricevo offese sui social, ma ho trovato la forza di reagire e ora racconto la mia storia per aiutare chi vive lo stesso inferno».
Al suo fianco, Gino Emanuele Melis, avvocato del Foro di Cagliari e campione nazionale di Karate, ha tradotto il dolore in termini giuridici. Per Melis, il bullismo non è “una ragazzata”, ma un insieme di condotte penalmente perseguibili che coinvolgono non solo i ragazzi, ma anche la responsabilità civile dei genitori (culpa in educando) e della scuola (culpa in vigilando).
«Il bullismo è un cancro sociale», ha ammonito Melis. «Facciamo prevenzione perché devono essere aiutati tutti: le vittime, per non soccombere, e i bulli, per capire l’errore prima che sia troppo tardi. In tribunale ho visto ragazzi rovinarsi la vita per atti di violenza gratuita o minacce di morte».
I numeri presentati durante il dibattito dal professor Gian Luigi Pittau delineano uno scenario inquietante: 60% degli studenti dichiara di aver assistito ad atti di bullismo o cyberbullismo e 1 su 3 ne è vittima diretta. Per i maschi tra i 13 e i 15 anni, il bullismo è la seconda minaccia più temuta dopo la droga, superando persino la paura delle violenze sessuali.
«La violenza tra pari è una realtà quotidiana per la Generazione Z», ha spiegato Pittau, sottolineando come il fenomeno si sia inasprito dopo la pandemia e si stia spostando dai social alle strade del centro di Cagliari, tra via Manno e i luoghi del sabato sera, dove operano vere e proprie “piccole gang”. L’appello finale lanciato agli studenti è stato quello di rompere il muro dell’omertà. Perché, come dimostra la storia di Natascia, la parola è l’unica arma capace di disinnescare la violenza e restituire dignità a chi l’ha perduta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


