Fiamme alla Saras: va a fuoco una pompa
Parla l'ex deputato Mauro Pili: "Allarme alla Saras. Ha preso fuoco una pompa del Targas, una delle aree strategiche della produzione di energia elettrica"
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Allarme alla Saras: a dare la notizia dell’incendio è l’ex deputato Mauro Pili. “Alle 14.37 è scattato l’allarme nell’impianto Saras di Sarroch: tutto il personale si è concentrato immediatamente ai punti di raccolta dove è rimasto lì per un’ora sino a quando l’allarme non è rientrato. I vigili del fuoco della centrale sono giunti immediatamente sul posto e hanno garantito dopo un’ ora il superamento dell’incidente.
A prendere fuoco è stata una pompa del Targas, una delle aree strategiche della produzione di energia elettrica dell’impianto IGCC (Impianto di Gasificazione a Ciclo Combinato cogenerativo) ubicato all’interno del sito industriale di Sarroch, perfettamente integrato con la raffineria, e gestito dalla controllata Sarlux Srl; ancora non si conoscono le cause, anche se appare poco plausibile, come qualcuno ha riferito, l’elevata temperatura esterna, più probabile un problema di manutenzione alla pompa Targas dell’IGCC.
Non è la prima volta che capita un incidente simile con l’allarme conseguente: un impianto che necessita evidentemente di un sempre maggiore controllo soprattutto nella fase di revamping e di manutenzione. Per capire di cosa stiamo parlando e la delicatezza dell’incidente va detto che l’impianto IGCC, è uno dei più grandi al mondo nel suo genere e, con una potenza installata pari a 575MW, produce circa 4 miliardi di kWh/anno di energia elettrica, e fornisce oltre il 30% al fabbisogno energetico della Sardegna”.
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Come si chiama la ciliegia in sardo campidanese?

Oro rosso di Sardegna: il fascino linguistico e la tradizione delle ciliegie nell'isola.
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Come si chiama la ciliegia in sardo campidanese?
Oro rosso di Sardegna: il fascino linguistico e la tradizione delle ciliegie nell’isola.
Il legame tra la Sardegna e i suoi frutti più preziosi si snoda attraverso un labirinto di suoni e radici storiche che affondano nel cuore del Mediterraneo, rivelando come un semplice nome possa raccontare secoli di dominazioni e passioni agricole. Quando l’estate inizia a scaldare le vallate dell’isola, le protagoniste indiscusse diventano le ciliegie, autentiche gioie tonde e succose capaci di far impazzire i bambini e conquistare gli adulti, ma è nel sardo campidanese che questo frutto svela la sua identità più autentica. Per rispondere al quesito su come si chiami questo tesoro scarlatto, bisogna prendere nota di un termine che evoca immediatamente una musicalità antica: in sardo si dice infatti cerèsia, una parola caratterizzata da un accento bello marcato che ne definisce il carattere.
Tuttavia, la ricchezza della lingua sarda non si esaurisce in un unico vocabolo, offrendo invece un ventaglio di nomi che variano a seconda del territorio, quasi fossero piccole sorelline linguistiche; si passa infatti dalle varianti cerescia e cerexia fino ad arrivare a cressia, termine che nella zona di Ardauli viene utilizzato con particolare orgoglio.
Questa varietà terminologica non è un semplice vezzo dialettale, poiché ogni tipologia di frutto possiede la sua specifica etichetta che ne descrive il sapore e la consistenza: se la cerèsia agriota identifica l’amarena dal caratterino asprigno, la cerèsia pisanisca rappresenta la variante più dolce, quella capace di sciogliere il cuore al primo morso, mentre la vera diva del cestino resta la cerèsia barracoca manna, una ciliegia grossa, dura e nera che si presenta come una vera eccellenza da red carpet.
L’origine di questo splendore linguistico nasconde un tocco esotico che riporta alla storia politica dell’isola, poiché la parola deriva direttamente dallo spagnolo cereza; d’altronde, la Sardegna ha intrattenuto per lunghi secoli intensi contatti con la Spagna e, tra le tante influenze culturali, qualcosa di buono e di dolce doveva pur restare impresso nella memoria collettiva.
Il viaggio alla scoperta di queste meraviglie botaniche attraversa paesi dove la fioritura e il raccolto sono riti sacri, nomi da segnare sul calendario e visitare durante la stagione giusta per immergersi in ceste piene di profumo: località come Bonannaro, Burcei, Villacidro, Lanusei, Gadoni, Aritzo e Bonarcado custodiscono ognuna la propria storia e i propri alberi secolari. Comprendere come si dica ciliegia in sardo significa dunque immergersi in una tradizione millenaria dove la lingua si fonde con la terra, un sapere che ora conoscete e che, una volta assaporato, non potrete più dimenticare.
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