(VIDEO) Da Nuoro la maschera più geniale del carnevale: il piccolo Pinocchio e papà Mangiafuoco
Il video ha fatto il giro del web con oltre 4mila condivisioni su Facebook.
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Chi l’ha detto che il Carnevale è una festa per bambini? A occhio e croce, guardando il video pubblicato su Facebook da Salvatore Zola, oltre al bimbo protagonista si è divertito parecchio anche il papà.
Travestiti da Mangiafuoco, il papà, e da perfetto burattino Pinocchio, la figlia, i due hanno incantato il Carnevale di Nuoro durante la pentolaccia.
Il video ha fatto il giro del web con oltre 4mila condivisioni su Facebook.
The winner is…
Gepostet von Salvatore Zola am Sonntag, 10. März 2019
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Che cosa è in sardo unu “cardamponi”?

Che cosa è in sardo unu cardamponi; dietro questa parola particolare si nasconde un universo di significati e utilizzi che raccontano, con ironia e concretezza, l’anima linguistica della Sardegna.
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Che cosa è in sardo unu “cardamponi”?
Che cosa è in sardo unu cardamponi; dietro questa parola particolare si nasconde un universo di significati e utilizzi che raccontano, con ironia e concretezza, l’anima linguistica della Sardegna.
In apparenza il suono è spassoso, quasi buffo, ma cardamponi, nelle sue varianti cadramponi, cardampone, carramponi e cadrampòne, è un termine che affonda le radici nella quotidianità più autentica e che, in senso letterale, indica la parte finale della zampa di un animale, dura e ricca di grasso e nervi, su cambúciu, spesso del maiale; non proprio il filetto più pregiato, ma una porzione che i veri buongustai saprebbero comunque apprezzare, perché nella cucina tradizionale nulla si spreca e ogni taglio ha la sua dignità.
Il significato, tuttavia, non si ferma alla tavola: cardamponi significa anche nervo, tendine, qualcosa di spesso e resistente, e viene utilizzato persino per indicare una parte sporgente di una scarpa, come un chiodo fastidioso per il piede che si infila dove non dovrebbe, trasformando un passo tranquillo in un piccolo tormento. Da qui il salto è breve e la parola si espande fino a diventare un modo simpatico, talvolta pungente, per descrivere qualcosa di pesante o ingombrante; una vecchia e malmessa macchina che arranca e fuma più di una ciminiera può essere definita cardampone, così come una persona lenta o inaffidabile, in questo caso con un’accezione scherzosa ma negativa, riassunta nell’espressione Bai oh cadramponi ca no srebisi a nudda, vai, persona pesante, che non servi a niente nella vita.
Questo è il significato letterale e figurato di un termine che rappresenta alla perfezione i diccius sardi, quelle frasi ed espressioni che costituiscono un patrimonio linguistico ricchissimo, fatto di ironia, saggezza popolare e osservazione attenta della realtà; i diccius non sono semplici modi di dire, ma strumenti vivi capaci di consigliare, rimproverare o strappare una risata, e continuano a risuonare nelle strade di Cagliari, nei caffè di Quartu Sant’Elena e tra i campi del Campidano, mescolandosi con la modernità senza perdere forza e colore. Cardamponi è una parola passepartout che sta bene in cucina, funziona in officina e si adatta perfettamente anche a quel collega che ha sempre bisogno di un incoraggiamento un po’ deciso; deriva dallo spagnolo carramplón, segno delle tante influenze linguistiche che nei secoli hanno attraversato l’isola e che i sardi hanno saputo trasformare in qualcosa di unico, modellando suoni e significati fino a farli diventare parte integrante della propria identità.
Così, se da oggi si sentirà parlare di cardamponi, non si dovrà pensare soltanto a zampette di maiale, ma a un intero mondo di significati che raccontano il cuore della cultura sarda, con la sua ironia, la sua profondità e quel pizzico di pepe capace di rendere ogni parola viva, concreta e inimitabile.
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