Scompare dai radar l’aereo su cui volava Emiliano Sala, calciatore italo-argentino
Stava sorvolando la Manica diretto verso Cardiff ma se ne sono perse le tracce: l'aereo su cui viaggiava insieme al pilota l'attaccante italo-argentino scompare dai radar
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Ore di ansia per l’aereo su cui viaggiavano Emiliano Sala, calciatore italo-argentino e il pilota: come riporta TgCom, l’aereo su cui volava l’attaccante argentino di origini italiane del Cardiff City risulta scomparso dai radar mentre era in viaggio da Nantes. Secondo la polizia francese, i collegamenti tra i radar e il velivolo si sarebbero interrotti mentre l’aereo sorvolava il Canale della Manica nei pressi del faro di Casquets. A bordo del Piper Malibu ci sarebbero solo l’attaccante e il pilota. L’argentino, allenato da Ranieri nell’esperienza in Ligue 1 al Nantes del tecnico italiano, ha segnato 12 gol in 19 partite nel campionato francese in questa stagione, prestazioni che avevano convinto il Cardiff a concedergli un’opportunità in Premier League pagando 17 milioni di euro il cartellino (cifra record per i gallesi).
Il bomber però in Galles non è mai arrivato e l’allarme è stato lanciato dalla polizia francese. Secondo le ricostruzioni dei media inglesi, del velivolo si sono perse le tracce radar mentre sorvolava la Manica e ora risulta disperso in mare. Le operazioni di ricerca sono iniziate nella notte con l’utilizzo di elicotteri di recupero, ma non c’è ancora nessuna traccia di Emiliano Sala e del pilota.
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I luoghi che resistono: il Bar Centrale di Masullas, un secolo di storia del paese e della famiglia Piras

Masullas, il bar che attraversa i secoli: la "resistenza" autentica della famiglia Piras.
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Esistono luoghi che il tempo lo subiscono, mutando pelle fino a diventare irriconoscibili, e luoghi che invece il tempo lo attraversano, restando fedeli a se stessi. Al civico 7 di via Roma, a Masullas, il Bar Centrale appartiene a questa seconda, rara categoria. Con le sue serrande che si alzano da quasi cent’anni, il locale non è solo un’attività commerciale: è il battito cardiaco di una comunità che si rifiuta di spegnersi.
La storia inizia con il signor Priamo Piras, che aprì le porte del bar quando il Novecento era ancora giovane. Oggi, quel nome non è solo un ricordo sbiadito su una licenza, ma una presenza viva. Il testimone è passato di mano in mano, di generazione in generazione, arrivando oggi a Elena, moglie del nipote del fondatore che porta, non a caso, lo stesso nome del nonno: Priamo.
È una staffetta familiare che racconta molto più di una semplice gestione aziendale; è un atto di resistenza culturale in un’epoca di grandi catene e centri commerciali spersonalizzati. A Masullas, il tempo non si è fermato tra le mura del Centrale, si è sedimentato. Tra l’aroma del caffè e il rumore dei piattini, si intrecciano i racconti di chi il paese lo vive ogni giorno e lo sguardo curioso di chi ci arriva per la prima volta. “Un paese vive anche così: con le sue luci accese, ogni giorno, negli stessi posti,” si legge nel post di Visit Masullas, la pagina social fonte di questo articolo.
Per i residenti, il bar è l’abitudine rassicurante, il “porto sicuro” dove la parola scambiata al banco ha lo stesso valore di un rito collettivo. Per il visitatore, varcare quella soglia significa entrare nell’anima autentica della Sardegna rurale, lontano dai circuiti turistici preconfezionati.
Il Bar Centrale è l’emblema di tutti quei bar di paese e quegli tzilleri che resistono allo spopolamento e alla modernità frenetica. Sono questi locali a garantire che le piazze dei piccoli centri non diventino deserti urbani. Finché c’è una luce accesa dietro una vetrina di via Roma, il paese continua a parlare, a confrontarsi, a esistere. La storia di Elena e Priamo è un invito a riscoprire e valorizzare questi avamposti di socialità. Quali sono gli altri luoghi dell’anima che, nel cuore della Sardegna, continuano a sfidare i decenni? Scriveteci i vostri!
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