Bari: nasce malato e i genitori lo abbandonano in ospedale
Il piccolo, un mese e mezzo di vita, è nato con una malattia metabolica e un problema cardiaco. I genitori, qualche giorno fa, hanno varcato le porte dell'ospedale e non sono più tornati
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Una terribile vicenda che arriva da Bari. Un bambino di 48 giorni di nazionalità romena è stato abbandonato dalla mamma nell’ospedale Giovanni XXIII di Bari, dove era ricoverato da alcuni giorni per una malattia metabolica e problemi cardiaci diagnosticati fin dalla nascita. Come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, immediatamente è partita la gara per la solidarietà, con medici e infermieri che fanno doppi turni per non lasciarlo solo e alcuni volontari che si sono attivati per portargli abiti, pannolini e altro.
A quanto si apprende il bambino è nato a Taranto il 24 settembre e dopo pochi giorni è stato trasferito nell’ospedale pediatrico di Bari. Dopo i primi accertamenti i medici gli hanno diagnosticato una patologia metabolica, la leucinosi, e un problema cardiaco. Il piccolo è stato quindi trasferito nel reparto di malattie metaboliche del Giovanni XXIII dove si trova attualmente ricoverato. La mamma è stata con lui fino a qualche giorno fa, ma poi ha lasciato l’ospedale e non vi ha più fatto ritorno. L’ospedale ha provveduto subito a segnalare l’accaduto alle autorità competenti, forze dell’ordine, servizi sociali e Tribunale per i Minorenni.
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Traffico di droga e corruzione: smantellata enorme organizzazione in Sardegna. Tutti i dettagli sull’operazione della Polizia

L’indagine, partita da una rapina ad Assemini nel 2023, ha fatto emergere un’organizzazione attiva nello spaccio nell’area metropolitana di Cagliari e un grave quadro di intimidazioni e presunti episodi corruttivi legati a un amministratore pubblico locale. Disposte 8 custodie in carcere, 5 domiciliari con braccialetto elettronico e un obbligo di firma.
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Nella mattinata di oggi la Polizia di Stato ha portato a termine una complessa operazione di polizia giudiziaria che ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di 14 persone. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di rapina a mano armata, traffico di sostanze stupefacenti, atti persecutori e gravi reati contro la Pubblica Amministrazione.
I provvedimenti sono stati emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha condiviso gli esiti dell’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile.
L’indagine è partita da una rapina a mano armata avvenuta nell’agosto 2023 ad Assemini, ai danni di un pregiudicato. In quell’occasione un gruppo composto da quattro maggiorenni e un minorenne si era impossessato di 60 mila euro in contanti e di un ingente quantitativo di droga. Le modalità, particolarmente violente e ben organizzate, hanno spinto gli investigatori ad approfondire, facendo emergere un quadro ben più ampio.
Le intercettazioni telefoniche e telematiche hanno infatti consentito di individuare un’associazione criminale strutturata, attiva nell’approvvigionamento e nello spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio cagliaritano. Il gruppo, composto da soggetti sia pregiudicati sia incensurati – anche minorenni – operava con ruoli ben definiti e una rete stabile di contatti.
Al vertice dell’organizzazione vi sarebbero stati due promotori, che gestivano direttamente i traffici di droga, occupandosi sia dello spaccio al dettaglio sia della fornitura di quantitativi più consistenti destinati ad altri pusher dell’area metropolitana.
Il sodalizio riforniva in modo continuativo le piazze di Cagliari, Selargius, Quartu Sant’Elena e Assemini, trattando marijuana, hashish e cocaina con modalità operative collaudate. I promotori coordinavano l’approvvigionamento, la distribuzione e la riscossione dei proventi, garantendo un flusso costante di droga sul mercato anche grazie al coinvolgimento di giovanissimi. Il traffico avrebbe fruttato somme ingenti, come dimostrano i sequestri di denaro e le numerose cessioni documentate anche con videoriprese. Selargius è stato individuato come centro stabile dello spaccio al minuto.
Parallelamente, è emerso un quadro particolarmente preoccupante legato alla condotta di un amministratore pubblico locale, estraneo al traffico di droga ma coinvolto in gravi episodi di natura persecutoria e intimidatoria nei confronti dell’ex compagna. Le indagini hanno documentato un’escalation di minacce, pressioni e diffamazioni, culminata con l’incendio dell’auto della donna, già in precedenza vittima della distruzione dolosa di altri due veicoli.
Secondo quanto ricostruito, l’amministratore avrebbe anche fornito indicazioni agli esecutori per organizzare un furto o una rapina in abitazione ai danni della stessa vittima, piano che è stato sventato grazie al tempestivo intervento della Squadra Mobile.
Le investigazioni hanno inoltre fatto luce su un sistema di reati contro la Pubblica Amministrazione, caratterizzato da un uso distorto del ruolo istituzionale. L’indagato avrebbe esercitato indebite pressioni su soggetti privati, cercando di influenzare decisioni e imporre comportamenti contrari ai principi di legalità e imparzialità.
In particolare, avrebbe sottoposto funzionari e dirigenti di una società attiva nel settore dello smaltimento dei rifiuti a un clima di intimidazione, tentando di imporre assunzioni e altre condotte non dovute, con la minaccia di ripercussioni economiche. Tentativi che non sarebbero andati a buon fine grazie all’opposizione della società. Sono stati inoltre documentati episodi di utilizzo illecito di risorse e servizi pubblici per fini personali.
Le indagini hanno accertato anche condotte corruttive: l’amministratore avrebbe ricevuto utilità economiche in cambio dell’omissione di atti dovuti e del mancato esercizio dei controlli.
In una fase particolarmente significativa dell’inchiesta, nell’ottobre 2024, la Squadra Mobile ha documentato la consegna di 1.000 euro in contanti da parte di un imprenditore a un amministratore pubblico, quale presunto compenso per evitare la segnalazione di violazioni ambientali legate a un’attività commerciale.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una funzione pubblica piegata a interessi privati, con condotte reiterate e sistematiche violazioni dei doveri d’ufficio, ritenute dall’Autorità giudiziaria di particolare allarme sociale.
Alla luce della gravità dei fatti e del concreto rischio di reiterazione dei reati, sono stati disposti 8 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, 5 arresti domiciliari con braccialetto elettronico e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un ulteriore indagato.
In carcere l’assessore Luigi Gessa, Cristian Bibbò (di Assemini), Michela Galioto (di Selargius), Daniele Loddo (di Selargius), Fabio Melis (di Selargius), Pier Paolo Orrù (di Assemini), Angelo Saba (di Cagliari), Giovanni Vacca (di Selargius). Agli arresti domiciliari Cristian Carreras (di Quartu), Antonella Damu (di Quartu), Giuseppe Floris (di Monserrato), Elisa Portas (di Quartu), Emmanuele Saba (di Selargius). Obbligo di firma per Serafino Olianas (di Cagliari).
All’operazione hanno partecipato personale della Squadra Mobile, delle Volanti, dei Commissariati di Quartu Sant’Elena, Carbonia e Iglesias, del Reparto Prevenzione Crimine Sardegna, del Reparto Volo e delle unità cinofile.
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