Bari: nasce malato e i genitori lo abbandonano in ospedale
Il piccolo, un mese e mezzo di vita, è nato con una malattia metabolica e un problema cardiaco. I genitori, qualche giorno fa, hanno varcato le porte dell'ospedale e non sono più tornati
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Una terribile vicenda che arriva da Bari. Un bambino di 48 giorni di nazionalità romena è stato abbandonato dalla mamma nell’ospedale Giovanni XXIII di Bari, dove era ricoverato da alcuni giorni per una malattia metabolica e problemi cardiaci diagnosticati fin dalla nascita. Come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, immediatamente è partita la gara per la solidarietà, con medici e infermieri che fanno doppi turni per non lasciarlo solo e alcuni volontari che si sono attivati per portargli abiti, pannolini e altro.
A quanto si apprende il bambino è nato a Taranto il 24 settembre e dopo pochi giorni è stato trasferito nell’ospedale pediatrico di Bari. Dopo i primi accertamenti i medici gli hanno diagnosticato una patologia metabolica, la leucinosi, e un problema cardiaco. Il piccolo è stato quindi trasferito nel reparto di malattie metaboliche del Giovanni XXIII dove si trova attualmente ricoverato. La mamma è stata con lui fino a qualche giorno fa, ma poi ha lasciato l’ospedale e non vi ha più fatto ritorno. L’ospedale ha provveduto subito a segnalare l’accaduto alle autorità competenti, forze dell’ordine, servizi sociali e Tribunale per i Minorenni.
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Chirurgia d’avanguardia al Brotzu: il successo della metodica TARM robotica nella ricostruzione della parete addominale

Eseguiti con successo interventi complessi grazie alla tecnologia retromuscolare robotizzata. Il primario Fantola: «Meno dolore, incisioni minime e dimissioni in sole 24 ore».
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L’eccellenza sanitaria sarda segna un nuovo punto a suo favore. All’ARNAS G. Brotzu di Cagliari, la Struttura di Chirurgia dell’Obesità ha introdotto con successo la metodica TARM (Trans-Abdominal Retromuscular) robotica, una tecnica d’avanguardia dedicata alla ricostruzione della parete addominale. Sotto la guida del dottor Giovanni Fantola, l’equipe medica sta affrontando casi complessi di ernie e laparoceli — cedimenti dei tessuti che spesso compaiono dopo precedenti interventi — con una precisione chirurgica che fino a pochi anni fa era inimmaginabile.
Il cuore dell’innovazione risiede nell’approccio “dall’interno”. Grazie all’ausilio di bracci robotici gestiti dal chirurgo, viene creato uno spazio millimetrico tra i muscoli della parete addominale (lo spazio retromuscolare). È qui che viene alloggiata la rete protesica. «Questa metodica è considerata tra le migliori a livello scientifico», spiega il Dr. Fantola. «Lavorando tra i muscoli, la protesi si integra meglio nei tessuti, il rischio che il problema si ripresenti (recidiva) si abbatte drasticamente e gli organi interni rimangono protetti».
Il salto di qualità per chi finisce sotto i ferri è netto. Se un tempo questi interventi richiedevano ampie incisioni e lunghe degenze, oggi la realtà è radicalmente diversa: bastano solo tre piccoli fori d’accesso, il chirurgo opera con una profondità di campo ad altissima definizione, garantendo un controllo totale anche su pazienti già operati più volte, il trauma tissutale ridotto limita sensibilmente le sofferenze post-operatorie, la maggior parte dei pazienti viene dimessa dopo appena 24 ore, tornando rapidamente alla propria vita quotidiana.
L’adozione della TARM robotica non è solo un successo tecnico, ma una scelta strategica per ridurre i viaggi della speranza verso la Penisola. «È un segnale concreto del lavoro quotidiano per offrire ai sardi cure aggiornate e sicure», commenta il Direttore Generale dell’ARNAS, Maurizio Marcias. «Puntare sulla qualità del percorso di recupero significa onorare la fiducia che i cittadini ripongono nel nostro sistema sanitario».
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