Ospedale Sirai di Carbonia: tutti gli ascensori fuori uso
Il video è stato pubblicato sul profilo Facebook di Mauro Pili
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Scandalo sanità: Ospedale Sirai di Carbonia, tutti gli ascensori fuori uso. Un ospedale da 5 piani con un cardiopatico che deve raggiungere 5 piani a piedi.
La denuncia arriva dal deputato di Unidos Mauro Pili: “Mentre dilapidano soldi per l’eliturismo milionario, negli ospedali non riescono nemmeno a far funzionare nemmeno gli ascensori. Potrebbe essere una strategia per incrementare i voli dell’elicottero dal piano terra al quinto piano. Stanno riducendo la sanità ad un disservizio totale, abbandono e negligenza.
La coppia di fatto, Arru & Moirano, hanno distrutto la sanità sarda, umiliano i pazienti, mortificano medici e operatori sanitari! È la riforma della mortificazione sanitaria che sta mettendo in ginocchio ospedali, nega servizi e analisi, vieta il pronto soccorso e azzera i diritti del malato. Questo video (pubblicato nel profilo FB del deputato, ndr) denuncia conferma quello che sta accadendo quotidianamente nella sanità sarda con ospedali che cadono a pezzi e ascensori totalmente fuori uso. Siamo nel terzo mondo, con incapaci alla guida della sanità sarda”.
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“Ci sono sempre stata”: Michela Mura, capogruppo Pd a Sestu e insegnante, racconta la malattia e la guarigione

La scelta della riservatezza pubblica nei nove mesi della malattia ha significato a volte mascherare la propria condizione. Oggi, in un toccante messaggio, spiega perché
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Michela Mura, capogruppo Pd nel consiglio comunale di Sestu, insegnante, guida turistica e attualmente nell’ufficio di gabinetto del Turismo, ha affrontato nei mesi scorsi una malattia grave, un tumore, e ieri ha condiviso sui social il racconto del percorso che l’ha portata alla guarigione.
“Finito. Sono stati mesi complessi e faticosi che mi hanno scaraventato nei 50 anni in un modo che non avrei potuto immaginare”, scrive. “Ho trascorso questo tempo sospeso cercando di viverlo al meglio, senza pensare a nemici da combattere: nessuna guerra e nessuna guerriera, ma semplicemente la pace della bellezza della natura e la ricerca dei modi per stare bene”.
Durante questo periodo ha creato quello che definito il suo “protocollo del benessere”, basato su attività quotidiane come camminare, pedalare, ballare, nuotare e dormire. Ha continuato a studiare, a lavorare e a coltivare nuovi interessi, trovando nella routine strumenti concreti per restare attiva e presente.
Non è stata sola. Racconta del sostegno di persone speciali che l’hanno accompagnata nei primissimi passi e durante i giorni di terapia, e della presenza rispettosa di amici e familiari, determinante nei momenti più difficili.
La scelta della riservatezza pubblica nei nove mesi della malattia ha significato a volte mascherare la propria condizione, affrontare battute infelici e gestire la propria difficoltà in contesti pubblici. Ma dietro ogni gesto c’era la volontà di riportare tutto alla normalità: “Banalmente la voglia di dire al mondo ‘Eccomi, ci sono sempre stata, ma ora anche di più!’”.
Il messaggio principale che Michela Mura vuole trasmettere a chi lotta contro una malattia è chiaro: condividere, sentirsi compresi. “Ciao, non ci siamo mai parlati ma in realtà ci conosciamo già. Ci conosciamo perché abbiamo in comune un’esperienza travolgente che tocca l’anima nel profondo. Io sono più avanti nel percorso e vorrei darti la vicinanza che altre persone sconosciute mi hanno dato in questo periodo. Perché serve parlare, serve condividere, serve essere capiti. Se vorrai sappi che ci sono”.
E qui arriva una lezione per tutti noi, un prezioso spunto di riflessione. Per lei, affrontare la malattia è stato soprattutto un esercizio di scelta quotidiana: decidere come muoversi, come restare curiosa, come continuare a vivere senza perdere autonomia e interesse per ciò che le sta a cuore. La sua esperienza mostra che anche nei momenti più duri, la forza non si trova nelle parole, ma nella capacità di costruire giorno per giorno una vita concreta, fatta di gesti e abitudini che restituiscono controllo e senso a ciò che sembra impossibile.
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