Selfie ai funerali delle vittime di Genova. Le critiche al gesto di Salvini e lui risponde così
Il gesto, giudicato dagli esponenti dell'opposizione di cattivo gusto, ha scatenato l'indignazione anche sul web dove ha girato a lungo l'immagine di Salvini accanto alla donna in posa per la fotografia.
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È polemica per il selfie che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha voluto scattare una sostenitrice ai funerali di Stato delle vittime del crollo del Ponte Morandi a Genova. Il gesto, giudicato dagli esponenti dell’opposizione di cattivo gusto, ha scatenato l’indignazione anche sul web dove ha girato a lungo l’immagine di Salvini accanto alla donna in posa per la fotografia.
“Esiste ancora un confine tra rispetto e propaganda? Fino a che punto ci si può autocelebrare? Può essere così impunemente superato il limite della decenza? La campagna elettorale continua può passare sopra come una ruspa anche al dolore? #Salvini #luttonazionale #FuneralidiStato”. Così commenta su Twitter Alessia Morani, deputata del Partito democratico ma anche fuori dal mondo politico le critiche al gesto non si sono fatte attendere, anzi hanno preceduto le prime.
Come riporta il Corriere della sera, tra i primi a far girare la foto c’è stato Francesco Di Gesù, alias Frankie hi-nrg mc che ha scritto: “I selfie, ai funerali di Stato. I selfie”. Immediata la replica del vicepremier: “C’è un rapper cretino che fa polemica perché dice che con alcune persone ho fatto una foto quando oggi ero a Genova. Questa è l’estate in cui l’opposizione la fanno i rapper ed i cantanti. Sono orgoglioso di tutti gli abbracci che ho ricevuto anche oggi a Genova e a questi poveretti non rispondo neanche“.
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Dopo i fatti di Torino, la risposta di Nicola Urru: una scultura di sabbia per ricordare l’umanità nelle piazze

Secondo l’artista, la violenza produce una pericolosa disumanizzazione: “Quando la violenza irrompe nello spazio pubblico assistiamo a un corto circuito empatico”, osserva, “che trasforma il cittadino in un bersaglio e il servitore dello Stato in un automa privo di volto”. Una frattura che, aggiunge, rende ogni sopruso facilmente giustificabile.
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Dopo i fatti di Torino, l’artista sardo Nicola Urru ha realizzato sulla spiaggia di Platamona una nuova scultura di sabbia ispirata agli eventi che hanno segnato il recente dibattito sul dissenso e sulla violenza nello spazio pubblico.
L’opera raffigura il poliziotto ferito durante gli scontri, abbracciato e protetto da un collega, un’immagine diventata simbolo di umanità nel caos. “Il rispetto reciproco non è un semplice accessorio della convivenza civile, ma la condizione biologica stessa di una democrazia sana”, scrive Urru nel commento che accompagna la scultura sui social.
Secondo l’artista, la violenza produce una pericolosa disumanizzazione: “Quando la violenza irrompe nello spazio pubblico assistiamo a un corto circuito empatico”, osserva, “che trasforma il cittadino in un bersaglio e il servitore dello Stato in un automa privo di volto”. Una frattura che, aggiunge, rende ogni sopruso facilmente giustificabile.
Urru richiama anche il legame tra libertà e responsabilità. “Non esiste espressione del pensiero che possa dirsi libera se fondata sulla negazione dell’altro”, sottolinea, mettendo in guardia dal rischio che la piazza, da luogo di confronto, si trasformi in scontro fisico.
“Proteggere il manifestante e l’operatore in divisa significa proteggere noi stessi”, conclude l’artista, ribadendo la necessità di rimettere al centro la dignità umana come unico antidoto alle divisioni che attraversano oggi la società.
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