Una casa per le famiglie dei bimbi in cura a Cagliari: un progetto dedicato alle piccole Alice e Rebecca
Il nuovo progetto dell'associazione Charliebrown ideato da Manuela Ambu è dedicato alle piccole Alice e Rebecca, ormai volate in cielo. L'obbiettivo? Restaurare una casa che ospiti le famiglie che si recano nel capoluogo per le cure dei propri figli.
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Un nuovo progetto per aiutare le famiglie in difficoltà. Manuela Ambu, presidente dell’associazione Charliebrown di Cagliari, scrive su Facebook un post per spiegare di cosa si tratta: «Un progetto di grande importanza che consiste nel restauro di una casa nell’ hinterland cagliaritano volta ad accogliere famiglie che si recano a Cagliari per le cure dei propri bambini negli ospedali Microcitemico, Oncologico e Brotzu e che avranno quindi un punto di riferimento durante il periodo di sosta nel capoluogo».
L’iniziativa è dedicata alle piccole Rebecca Baroni e Alice Angotzi, «volate in cielo troppo presto» scrive l’organizzatrice. La storia di Alice, la piccola di Cuglieri malata di leucemia, mancata ai suoi genitori il 4 marzo scorso, aveva commosso l’Italia intera.
Il progetto ha richiesto fatica, ma la soddisfazione di Manuela Ambu è evidente: «Il mio progetto più bello prende forma, crearlo modificarlo è stato talmente emozionante che scrivevo e piangevo pensando a quanto Alice e Rebecca avrebbero fatto per le persone in difficoltà».
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Da Cagliari a “C’è Posta per Te”: la difficile riconciliazione tra Alberto e la figlia Emanuela

Un padre assente e le ferite di un'infanzia trascorsa nell'attesa: la storia che ha commosso il pubblico di Canale 5.
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Cagliari è lo sfondo di una delle storie più toccanti dell’ultima puntata di C’è Posta per Te, andata in onda ieri, sabato 7 febbraio. Protagonisti sono Alberto ed Emanuela, padre e figlia separati da anni di silenzi, promesse infrante e un vuoto emotivo che ha segnato profondamente la vita della giovane donna.
Alberto è arrivato in studio con un obiettivo chiaro: chiedere perdono per essere stato un “padre fantasma”. Diventato genitore a soli 20 anni, l’uomo ha ammesso di non essere stato pronto e di aver, per decenni, messo le proprie relazioni sentimentali davanti al rapporto con la figlia. Un’assenza che per Emanuela è diventata un trauma indelebile, legato indissolubilmente al periodo natalizio: “Ancora oggi le luci di Natale mi fanno male”, ha confessato tra le lacrime, “perché lo aspettavo e non veniva. Vorrei vivere in una città dove il Natale non si festeggia”.
Il racconto ha ripercorso tappe dolorose: dai sette mesi di convivenza interrotti bruscamente dalla decisione del padre di rimandarla dalla madre, fino al rifiuto di Alberto di starle vicino durante la gravidanza e la nascita del nipote. Emanuela ha raccontato con dignità il dolore di sentirsi “il nulla” per un genitore che, nel frattempo, riusciva invece a essere presente per l’altra figlia.
In studio il clima è stato teso, sospeso tra il desiderio di riscatto di Alberto e la legittima cautela di Emanuela. “Oggi ho imparato ad amarmi”, ha dichiarato la giovane cagliaritana, spiegando di temere l’incostanza del padre e l’impatto che un nuovo fallimento potrebbe avere su suo figlio.
Nonostante le ferite ancora aperte, la storia ha trovato uno spiraglio di luce. Dopo una lunga riflessione davanti a Maria De Filippi, Emanuela ha deciso di aprire la busta, pur mettendo paletti molto rigidi: nessun abbraccio immediato, ma un percorso da ricostruire con estrema pazienza. “Ricominceremo da una stretta di mano”, ha concluso, siglando l’inizio di un faticoso cammino verso un possibile futuro più sereno.
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