“Non ci piace perchè nera”: così Fatima non è stata assunta nella casa di riposo
Fatima, 40enne senegalese da 15 in Italia, dopo giorni di prova in una casa di riposo di Senigallia è stata allontanata. Qualche ospite pare abbia proferito la frase: "Non ci piace perchè nera"
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Fatima Sy, 40enne senegalese da 15 anni in Italia, dopo un periodo di prova in una casa di riposo di Senigallia (Ancona), al momento della stipula del contratto si sente dare questa risposta: “A qualche ospite non sei piaciuta perchè nera“.
Dopo due giorni di prova lavorativi, e altri due, racconta Fatima all’Ansa, “mi hanno chiesto la documentazione per stipulare il contratto. Poi mi hanno detto che non si poteva fare e non per questioni lavorative, ma per il colore della mia pelle che, a loro dire, avrebbe infastidito alcuni anziani”.
La donna, madre di due figli che vivono in Senegal, sarebbe stata derisa e bersaglio, senza che vi fosse alcun commento diretto, di frasi a sfondo razzista (“Non ci piace perché è nera”) di alcuni ospiti infastiditi dal colore della sua pelle. Frasi invece evidentemente riferite ai responsabili della struttura, gestita dalla Fondazione Opera Pia Mastai Ferretti, che hanno preferito non confermarla nell’assistenza alla casa di riposo preferendo spostarla in futuro in un ambiente meno ostile.
Dall’Opera Pia non vogliono sentir parlare di “razzismo”: c’è altro personale extracomunitario e “vanno tutti bene”. A volte però qualche ospite si lascia andare a commenti “fuori luogo”. Ma Fatima non ci sta: “Quando sono andata lì, non ho mai ricevuto alcun tipo di commento razzista, anzi dopo soli quattro giorni gli anziani mi riconoscevano e mi chiamavano per nome”.
Stefano Cogoni continua le sue ricerche: scoperta una barbetta della Seconda guerra mondiale a Flumini

Una scoperta che restituisce memoria al territorio e conferma quanto il passato sia ancora lì, nascosto ma vivo.
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Stefano Cogoni, vicepresidente dell’associazione Amici dei Fortini, da anni è impegnato, insieme ad altri soci e volontari, nel recupero e nella valorizzazione dei beni storici della Seconda guerra mondiale in Sardegna, un lavoro portato avanti con passione e tenacia. «La nostra Isola conserva ancora tantissime tracce di quel periodo, spesso dimenticate o date per perse», racconta Cogoni, «e il nostro compito è cercarle, studiarle e restituirle alla memoria collettiva».
Dopo una lunga ricerca condotta sui libri Fortini di Sardegna e Cemento armato e arco di contenimento di Quartu Sant’Elena, e grazie al confronto con appassionati ed esperti di storia dell’Isola, Cogoni è riuscito a ritrovare e portare alla luce una barbetta della Seconda guerra mondiale che da oltre vent’anni veniva considerata distrutta. «Durante il rifacimento del censimento non risultava più», spiega, «e anche le persone del posto ci dicevano che, oltre alle postazioni ancora visibili, quella era andata perduta».
Una convinzione diffusa che però non lo ha fermato. «Ho deciso di tornare di nuovo sul posto», racconta, «precisamente nel Caposaldo VI Arcireale, in zona Flumini. Seguendo le tracce di un vecchio trinceramento in scavo sono arrivato in un’area completamente coperta da cespugli enormi, piante e spine». È lì che, con pazienza e cautela, è iniziata la vera scoperta. «Frugando pian piano e bonificando con calma, in mezzo a quella vegetazione ho visto affiorare i resti della barbetta. A quel punto ho capito che la missione era compiuta: per fortuna non era distrutta».
Il ritrovamento ha permesso anche di ricostruire meglio la funzione del caposaldo, che, come spiega Cogoni, «era articolato in diverse postazioni difensive, pensate per mitragliatrici e armi controcarro, con una barbetta scoperta destinata a una mitragliatrice Breda 37 calibro 8 millimetri su treppiede». Strutture che avevano un ruolo ben preciso. «Queste postazioni», sottolinea, «controllavano il guado lungo il corso del riu Corongiu, un punto strategico per la difesa dell’area».
Una ricerca che porta grande soddisfazione e che non si ferma al censimento. «Stiamo anche registrando una serie di puntate per raccontare l’arco di contenimento di Quartu Sant’Elena», conclude Cogoni, «una volta terminate le pubblicheremo sui nostri canali YouTube e Facebook. È un modo per condividere il nostro lavoro e ricordare a tutti che la storia non va mai dimenticata».
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