A 100 giorni dall’elezione Trump rimpiange i tempi andati. “Pensavo fosse più facile. Ora il lavoro è aumentato”
Troppo lavoro, zero privacy, nessuna libertà e questioni troppo complesse da gestire. E’ questo il bilancio che emerge dalle dichiarazioni rilasciate alla Reuters per i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un vero
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Troppo lavoro, zero privacy, nessuna libertà e questioni troppo complesse da gestire. E’ questo il bilancio che emerge dalle dichiarazioni rilasciate alla Reuters per i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Un vero e proprio sfogo durante il quale Trump mostra di non essere affatto felice della piega presa dalla sua vita in seguito all’elezione.
A pesare maggiormente la nostalgia per la sua vita da uomo “libero”. «Pensavo che fare il presidente fosse più facile. Amavo la mia vita precedente: avevo così tante cose da fare, ma attualmente ho più lavoro di prima, pensavo fosse più facile. Mi piace lavorare, ma effettivamente ora il lavoro è di più».
E a mancargli, oltre a possibilità semplici come quella di guidare una macchina la privacy. «Anche nella mia vita precedente ne avevo poca, perché come sapete sono stato famoso a lungo, ma davvero quella attuale è molta meno privacy di quanta ne abbia mai avuta. È qualcosa di davvero incredibile. Allo stesso tempo sei dentro al tuo stesso bozzolo perché c’è una tale quantità di protezione che davvero non puoi andare da nessuna parte».
Troppe e inattese poi le questioni da affrontare, come la questione della sanità, un argomento “incredibilmente articolato” che non si aspettava “potesse essere così complicata”.
Riguardo alle tensioni con la Corea del Nord, sempre più determinata a lottare contro il nemico americano, Trump ammette la «possibilità» che esploda “un grande, grande conflitto”. Anche in questo caso non si aspettava che la situazione avrebbe preso una piega così grave, ma ammette che la possibilità di una soluzione diplomatica sarebbe davvero molto difficile.
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MasterChef Italia sbarca a Cagliari: il Bastione Saint Remy diventa cucina d’eccezione per un giorno

La sfida tra i fornelli girata in città: i giudici Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli celebrano i sapori sardi sul palcoscenico di Castello.
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Gli ingredienti ci sono tutti: la maestosità del Bastione di Saint Remy, il carisma dei tre giudici stellati e l’eccellenza dei prodotti sardi. Cresce l’attesa per la puntata di MasterChef Italia che andrà in onda giovedì 29 gennaio su Sky e Now, trasformando Cagliari nella capitale del gusto per una notte.
Le riprese, svoltesi nel giugno 2025, hanno visto uno dei luoghi più conosciuti della Sardegna trasformarsi in un set cinematografico di alto livello. Sotto lo sguardo attento di Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, gli aspiranti chef si sono sfidati in una prova in esterna che ha messo a dura prova le loro abilità con i piatti della tradizione cagliaritana e regionale.
Per due giorni, l’ombra della passeggiata coperta ha ospitato postazioni di cottura e telecamere, offrendo uno spettacolo inedito ai fortunati passanti che hanno assistito alle manovre della produzione Endemol Shine.
Dietro lo show televisivo c’è una precisa operazione di promozione turistica voluta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Massimo Zedda. La Giunta ha infatti sostenuto l’iniziativa con una delibera che ha previsto l’abbattimento del 95% del canone di occupazione del suolo pubblico. Una scelta strategica dettata dall’enorme ritorno d’immagine garantito dal talent culinario più famoso d’Italia.
Mentre i dettagli della sfida e il vincitore della prova restano blindatissimi dal segreto professionale, Cagliari si prepara a vedersi riflessa sul piccolo schermo, pronta a conquistare i telespettatori a suon di ricette identitarie e scorci mozzafiato.
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