A 100 giorni dall’elezione Trump rimpiange i tempi andati. “Pensavo fosse più facile. Ora il lavoro è aumentato”
Troppo lavoro, zero privacy, nessuna libertà e questioni troppo complesse da gestire. E’ questo il bilancio che emerge dalle dichiarazioni rilasciate alla Reuters per i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un vero
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Troppo lavoro, zero privacy, nessuna libertà e questioni troppo complesse da gestire. E’ questo il bilancio che emerge dalle dichiarazioni rilasciate alla Reuters per i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Un vero e proprio sfogo durante il quale Trump mostra di non essere affatto felice della piega presa dalla sua vita in seguito all’elezione.
A pesare maggiormente la nostalgia per la sua vita da uomo “libero”. «Pensavo che fare il presidente fosse più facile. Amavo la mia vita precedente: avevo così tante cose da fare, ma attualmente ho più lavoro di prima, pensavo fosse più facile. Mi piace lavorare, ma effettivamente ora il lavoro è di più».
E a mancargli, oltre a possibilità semplici come quella di guidare una macchina la privacy. «Anche nella mia vita precedente ne avevo poca, perché come sapete sono stato famoso a lungo, ma davvero quella attuale è molta meno privacy di quanta ne abbia mai avuta. È qualcosa di davvero incredibile. Allo stesso tempo sei dentro al tuo stesso bozzolo perché c’è una tale quantità di protezione che davvero non puoi andare da nessuna parte».
Troppe e inattese poi le questioni da affrontare, come la questione della sanità, un argomento “incredibilmente articolato” che non si aspettava “potesse essere così complicata”.
Riguardo alle tensioni con la Corea del Nord, sempre più determinata a lottare contro il nemico americano, Trump ammette la «possibilità» che esploda “un grande, grande conflitto”. Anche in questo caso non si aspettava che la situazione avrebbe preso una piega così grave, ma ammette che la possibilità di una soluzione diplomatica sarebbe davvero molto difficile.
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Poetto, allarme per le colonie feline: la LAV lancia l’allarme dopo il disastro

La furia del mare ha travolto i rifugi dei gatti sotto i chioschi: si cercano informazioni, cibo e coperte per gli animali dispersi o in difficoltà.
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Mentre si contano i danni alle strutture balneari e alla viabilità, un’altra emergenza silenziosa colpisce il litorale del Poetto: quella dei gatti delle colonie feline. La violenta mareggiata degli ultimi giorni non ha risparmiato gli spazi sotto i chioschi e i ripari naturali lungo il lungomare, zone che da anni ospitano numerosi gatti accuditi dai volontari.
La LAV (Lega Anti Vivisezione) ha ricevuto diverse segnalazioni preoccupanti riguardanti lo stato di salute e la scomparsa di molti felini della zona. Molti rifugi sono stati letteralmente spazzati via dalle onde e dal fango, lasciando gli animali senza cibo e protezione.
L’associazione ha attivato una rete di soccorso immediata e invita chiunque avesse informazioni o avvistamenti a farsi avanti. La LAV è operativa per fornire assistenza diretta e raccogliere beni di prima necessità. In particolare, si ricercano: cibo (secco e umido), cucce e contenitori termici, coperte asciutte, materiale logistico per ricostruire i punti di alimentazione.
Per segnalare gatti in difficoltà, richiedere aiuto per le colonie o donare materiali, è possibile contattare la LAV tramite i canali ufficiali Facebook e Instagram oppure chiamare direttamente il numero: 351 4458812. L’appello è rivolto non solo ai cittadini, ma anche ai gestori dei chioschi e alla rete delle sedi locali. L’obiettivo è mappare rapidamente la situazione dei piccoli abitanti del Poetto per evitare che l’ondata di maltempo si trasformi in una strage silenziosa.
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