A 100 giorni dall’elezione Trump rimpiange i tempi andati. “Pensavo fosse più facile. Ora il lavoro è aumentato”
Troppo lavoro, zero privacy, nessuna libertà e questioni troppo complesse da gestire. E’ questo il bilancio che emerge dalle dichiarazioni rilasciate alla Reuters per i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un vero
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Troppo lavoro, zero privacy, nessuna libertà e questioni troppo complesse da gestire. E’ questo il bilancio che emerge dalle dichiarazioni rilasciate alla Reuters per i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Un vero e proprio sfogo durante il quale Trump mostra di non essere affatto felice della piega presa dalla sua vita in seguito all’elezione.
A pesare maggiormente la nostalgia per la sua vita da uomo “libero”. «Pensavo che fare il presidente fosse più facile. Amavo la mia vita precedente: avevo così tante cose da fare, ma attualmente ho più lavoro di prima, pensavo fosse più facile. Mi piace lavorare, ma effettivamente ora il lavoro è di più».
E a mancargli, oltre a possibilità semplici come quella di guidare una macchina la privacy. «Anche nella mia vita precedente ne avevo poca, perché come sapete sono stato famoso a lungo, ma davvero quella attuale è molta meno privacy di quanta ne abbia mai avuta. È qualcosa di davvero incredibile. Allo stesso tempo sei dentro al tuo stesso bozzolo perché c’è una tale quantità di protezione che davvero non puoi andare da nessuna parte».
Troppe e inattese poi le questioni da affrontare, come la questione della sanità, un argomento “incredibilmente articolato” che non si aspettava “potesse essere così complicata”.
Riguardo alle tensioni con la Corea del Nord, sempre più determinata a lottare contro il nemico americano, Trump ammette la «possibilità» che esploda “un grande, grande conflitto”. Anche in questo caso non si aspettava che la situazione avrebbe preso una piega così grave, ma ammette che la possibilità di una soluzione diplomatica sarebbe davvero molto difficile.
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Bollette e carburanti alle stelle: in Sardegna rincari fino a 1 miliardo di euro

A dirlo è un report del Centro Studi di Confindustria, che analizza gli effetti del conflitto in Iran sui prezzi di gas e petrolio.
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La Sardegna potrebbe dover affrontare un forte aumento dei costi energetici, fino a sfiorare il miliardo di euro in più all’anno. A dirlo è un report del Centro Studi di Confindustria, che analizza gli effetti del conflitto in Iran sui prezzi di gas e petrolio.
Secondo lo studio, la crisi internazionale potrebbe far salire sia il costo dell’elettricità, legato al gas naturale, sia quello dei carburanti, influenzati dal prezzo del petrolio. Le conseguenze ricadrebbero direttamente su famiglie e imprese, con effetti anche sulla competitività dell’economia regionale.
Il report ipotizza tre scenari. Nel primo, più leggero, l’aumento complessivo sarebbe di circa 270 milioni di euro all’anno. Nel secondo, con rincari più marcati, si arriverebbe a circa 631 milioni. Nel caso peggiore, invece, il costo totale potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro.
Nel dettaglio, già nello scenario più contenuto le famiglie spenderebbero oltre 50 milioni di euro in più per l’elettricità, mentre le imprese oltre 130 milioni, di cui circa 75 milioni a carico dell’industria. Nello scenario più grave, il costo dell’energia elettrica supererebbe i 500 milioni complessivi.
Anche i carburanti peserebbero molto, soprattutto il gasolio, che in Sardegna è più utilizzato della benzina. I maggiori costi annuali sono stimati in circa 89 milioni nello scenario più lieve, 268 milioni in quello intermedio e fino a 446 milioni in quello più pesante.
Secondo Confindustria, questo scenario non è così lontano dalla realtà, perché prezzi simili si sono già visti in passato, ad esempio durante la guerra in Ucraina. Per questo viene sottolineata la necessità di rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dai mercati internazionali.
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