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Il ritorno di El Niño e il rischio di un’estate estrema in Sardegna.
Il ritorno di El Niño potrebbe aprire la strada a una nuova stagione di caldo estremo, con temperature destinate a salire sensibilmente e con la concreta possibilità che in Sardegna si registrino valori superiori ai 45 gradi.
Uno scenario che potrebbe cambiare radicalmente la percezione delle ultime settimane, segnate da numerosi e consecutivi giorni di pioggia che probabilmente verranno rimpianti quando l’anticiclone e le ondate di calore torneranno a dominare il Mediterraneo. Anche chi oggi guarda con una certa tranquillità alle grandi riserve di acqua regionali, che pare basteranno per i prossimi due anni, potrebbe presto ricredersi di fronte a un possibile aumento delle temperature a livello globale, con picchi altissimi e nuovi record destinati a segnare la stagione estiva. Alla base di questa prospettiva c’è la fine del ciclo di La Niña e il possibile ritorno di El Niño, un fenomeno climatico naturale e periodico che si verifica ogni 2-7 anni nel Pacifico equatoriale.
Si tratta di un meccanismo che riscalda la superficie dell’acqua e che può avere effetti importanti sulla circolazione atmosferica mondiale, modificando equilibri climatici e favorendo anche situazioni di siccità in diverse aree del pianeta. L’ultimo episodio si è verificato tra il 2023, che è stato un anno caldissimo tra i più caldi di sempre, e il 2024, anno che in particolare è stato segnato da record assoluti, con anomalie di temperatura media comprese tra +1.5° e +2.5° rispetto alle medie storiche del periodo 1991-2020. In Sardegna, proprio nel 2024, le temperature superarono spesso i 40 gradi, arrivando a toccare punte anche di 45 gradi, e non c’era consolazione nemmeno la notte. Una situazione estrema che potrebbe non rappresentare un limite invalicabile, perché secondo diversi esperti nel 2026 potrebbero essere superati tutti i primati registrati finora, anche solo a causa della crescita costante delle temperature globali. Il quadro climatico che portò a quella stagione rovente aveva iniziato a delinearsi già in primavera con un mese di aprile che, secondo Copernicus, è stato il più caldo della storia. A giugno poi la stagione estiva è cominciata con un’ondata di caldo torrido che ha investito l’isola con particolare intensità, con picchi che hanno toccato i 44 gradi in diverse località della Sardegna, soprattutto nelle zone interne e meridionali. Luglio e agosto 2024 hanno confermato pienamente quella tendenza, con temperature massime costantemente comprese tra i 28 e i 35 gradi e frequenti picchi fino a 42-45 gradi, valori paragonabili ai livelli registrati in Libia e Tunisia.
A rendere ancora più difficile affrontare quelle settimane non fu soltanto il caldo diurno, ma anche l’assenza di sollievo durante la notte. Nel 2024, infatti, si è registrata un’altissima frequenza di cosiddette notti tropicali, situazioni in cui la temperatura non scende mai sotto i 20 gradi e in cui diventa estremamente difficile riposare a causa della persistente sensazione di afa. Le prospettive per i prossimi mesi vengono analizzate anche dagli esperti del portale Ilmeteo.it, che citano le stime della National oceanic and atmospheric administration secondo cui la probabilità che El Niño si attivi tra luglio e settembre è stimata tra il 50 e il 60 per cento. Un dato che mantiene alta l’attenzione tra climatologi e meteorologi di tutto il mondo. Carlo Buontempo, alla guida di Copernicus, ha sottolineato che il 2026 potrebbe trasformarsi in un nuovo anno record qualora il fenomeno dovesse effettivamente ripresentarsi. Tuttavia non viene escluso nemmeno uno scenario in cui il 2026 diventi l’anno più caldo di sempre anche in assenza del fenomeno, proprio a causa della costante crescita delle temperature medie globali che continua a spingere verso l’alto i valori registrati in tutto il pianeta. Si tratta di prospettive che alimentano la preoccupazione della comunità scientifica internazionale, impegnata da tempo nello studio degli effetti dei grandi fenomeni climatici e del riscaldamento globale. Secondo Tido Semmler del Servizio meteorologico nazionale irlandese, però, se l’eventuale formazione di El Niño avvenisse nella seconda parte dell’anno, le conseguenze più marcate potrebbero manifestarsi nel 2027. Questo perché l’atmosfera impiega tempo per reagire pienamente al riscaldamento delle acque del Pacifico, un processo graduale che può amplificare gli effetti climatici nei mesi successivi e contribuire a generare nuove ondate di caldo e anomalie meteorologiche su scala globale.