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Dopo giorni di piogge incessanti e un maltempo che non ha dato tregua al sud della Sardegna, la diga di Genna Is Abis è diventata l’osservata speciale della valle del Cixerri. L’imponente sbarramento, che separa i territori di Uta e Villaspeciosa, sta svolgendo in queste ore il suo compito più critico: raccogliere la colossale massa d’acqua riversata dal fiume Cixerri, trasformando la minaccia delle alluvioni in una preziosa riserva idrica per il futuro.
Il bacino, noto come Lago del Cixerri, ha visto i propri livelli salire vertiginosamente verso la quota di massimo invaso, fissata a 40,50 metri sopra il livello del mare. Con una superficie liquida che si estende per circa 5 chilometri quadrati, l’opera progettata dall’ingegner Mario Mulas sta mettendo alla prova la sua capacità totale di 32 milioni di metri cubi. Il fiume ha storicamente garantito fertilità ai campi ma anche seminato il panico con piene devastanti prima della costruzione dello sbarramento.
La struttura, un colosso murario alto 26 metri e lungo quasi un chilometro e mezzo, funge oggi da vero e proprio scudo per i centri abitati a valle. Grazie ai lavori ultimati nel 1992 e al collaudo definitivo del 2002, la gestione dell’Enas (Ente Acque della Sardegna) permette di monitorare l’afflusso proveniente da un bacino imbrifero di ben 425 chilometri quadrati, un’area vastissima che in questi giorni ha scaricato nell’invaso milioni di litri d’acqua.
In un momento in cui la Sardegna orientale e meridionale contano i danni dello stato di emergenza, la diga di Genna Is Abis appare come una fortezza silenziosa. Se da un lato l’allerta resta alta per la gestione dei deflussi, dall’altro la pienezza dell’invaso garantisce una sicurezza vitale per i prossimi mesi: quell’acqua, che oggi fa paura, sarà la linfa necessaria per gli usi idropotabili, agricoli e industriali di tutto il comprensorio, confermando il ruolo centrale di questa imponente opera di ingegneria idraulica nel caratterizzare e proteggere il paesaggio della bassa valle.