Pochi voli e penisola sempre più lontana. il 25 aprile tutti a terra.
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La Sardegna smette di essere l’unica regione d’Italia priva di una Terapia Intensiva Pediatrica. Un vuoto strutturale che per anni ha significato viaggi della speranza oltre Tirreno, costi insostenibili e, nel peggiore dei casi, tragedie silenziose. Ora, la notizia del via libera al reparto segna un traguardo di civiltà inserito nel piano strategico dell’Ospedale Pediatrico Microcitemico di Cagliari, ma per Elena questa vittoria ha il sapore amaro di un’occasione perduta, il riflesso di un’assenza che ha segnato per sempre il destino di sua figlia Luna.
Luna aveva solo dieci anni e mezzo e una battaglia infinita contro una leucemia linfoblastica acuta. Il 15 settembre 2024, nel momento più buio della sua lotta, la sua vita è scivolata via tra le mura del Microcitemico mentre, secondo il racconto disperato della madre, il soccorso specialistico rimaneva un miraggio. In quei minuti concitati, la richiesta di un rianimatore dal vicino ospedale Brotzu si sarebbe scontrata con un muro di assenze: nessuna stanza pronta, nessuno spazio adeguato, nessuna figura professionale capace di intervenire in tempo reale per tentare l’impossibile.
Il grido di Elena non è solo una protesta, ma una ferita aperta che interroga le istituzioni e le coscienze. La donna si domanda come sia stato possibile che, proprio nel giorno dell’urgenza estrema, la mano tesa del Giuramento di Ippocrate sia diventata invisibile. La sua è una richiesta di giustizia che non si placa con l’inaugurazione di un nuovo reparto, perché la trasparenza su quanto accaduto quella domenica di settembre resta per lei un debito morale che non si potrà mai sanare verso la memoria di una bambina che non ha avuto la possibilità di lottare fino all’ultimo respiro.
Nel frattempo, la politica sanitaria prova a dare risposte concrete per evitare che altre storie simili si ripetano. Il nuovo progetto regionale prevede un percorso serio e progressivo che parte dall’attivazione immediata di sei posti letto dedicati, potenziando contemporaneamente il sistema di trasporto d’emergenza pediatrica. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una rete regionale d’eccellenza che faccia dell’ARNAS Brotzu il punto di riferimento per tutta l’Isola, garantendo cure specialistiche che fino a ieri erano negate.
Questa svolta strutturale punta a ridurre le disuguaglianze e a proteggere i più fragili, cercando di sanare una cicatrice che per la Sardegna era diventata insopportabile. Eppure, tra le nuove stanze del reparto e i macchinari all’avanguardia, resta sospesa la domanda di una madre che ha trasformato il proprio dolore in una missione. Per Elena, la realizzazione della terapia intensiva è un passo necessario, ma la pace arriverà solo quando qualcuno saprà spiegarle perché, quel 15 settembre, per la sua piccola Luna non si mosse un dito.
“Mia figlia si chiamava Luna Sanna, aveva dieci anni e mezzo e combatteva contro una leucemia linfoblastica acuta. Il 15 settembre 2024, Luna era in fin di vita. La dottoressa di turno ha chiamato il rianimatore reperibile al Brotzu. Ma non è venuto nessuno. Nessuno era pronto. Non c’era una stanza. Non c’era uno spazio adeguato. Non c’era la figura professionale necessaria per intervenire tempestivamente.
E allora mi chiedo, e vi chiedo: cosa è successo davvero il 15 settembre? Perché chi era di turno al Brotzu non è intervenuto? Perché nessuno è arrivato? Perché, proprio quel giorno, la figura che avrebbe potuto tentare di salvarla è diventata invisibile, assente, irraggiungibile? Come si fa poi a dormire tranquilli?
Come si fa ad avere la coscienza in pace? Il giuramento fatto con la mano sul cuore, dove è finito?
Nel giuramento di Ippocrate è scritto chiaramente: “presterò soccorso nei casi di urgenza”. Non era forse un’urgenza? Una bambina di dieci anni e mezzo, in fin di vita, non meritava ogni tentativo possibile? Quel giorno nessuno ha mosso un dito. Cosa è successo alla mia bambina? Cosa è successo quella domenica? A questa domanda dovrete rispondere. Un giorno. Fosse anche l’ultima cosa che farò in questa vita”. Le parole di Mamma Elena sono state riportate da ASGOP Associazione Sarda Genitori Oncoematologia Pediatrica.