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Oggi lo conosciamo per il nome di un elegante viale alberato o per la sede del Teatro Massimo, ma a fine Ottocento Luigi Merello era l’uomo capace di trasformare il vapore in oro e il grano in progresso. Nato a Zoagli nel 1849, figlio di un marinaio e di una tessitrice, Merello non fu solo un industriale, ma l’architetto di una rivoluzione che portò la Sardegna fuori da una secolare “servitù alimentare”.
Giunto a Cagliari nel 1868, Merello notò un paradosso: l’isola produceva solo grano duro, costringendo i cittadini a importare farina di grano tenero dal continente per il pane. Per spezzare questo monopolio, nel 1879 l’imprenditore scelse una zona allora semideserta — l’Annunziata — dove sorgeva un vecchio mulino abbandonato.
In quel canalone polveroso che sarebbe diventato Viale Merello, egli impiantò una tecnologia d’avanguardia per l’epoca: una motrice a vapore da 140 cavalli e macchinari anglo-americani gestiti da tecnici tedeschi. Fu un successo clamoroso. Il Molino dell’Annunziata arrivò a produrre 110.000 quintali di farina all’anno, macinando grani provenienti persino da Russia e Stati Uniti. Grazie a lui, la Sardegna divenne per la prima volta esportatrice di farine verso la Sicilia e la Penisola.
L’ingegno di Merello non conosceva confini settoriali. La sua capacità di reinvestire i profitti della protezione doganale dell’epoca lo portò a spaziare in ogni campo strategico:
Trasporti: tra il 1892 e il 1893 fondò la Società delle strade ferrate del Campidano, introducendo i tram a vapore che collegavano Cagliari ai centri agricoli limitrofi, favorendo il commercio di vino e formaggi.
Finanza: scalò il Banco di Chiavari, diventandone il principale azionista e presidente, e gestì istituti cagliaritani come il Banco Solla & Deplano.
Politica e Sociale: fu deputato per Lanusei per dodici anni, sedendo tra le fila della sinistra sarda. Non dimenticò mai la filantropia, fondando colonie per la cura della tubercolosi infantile e lasciando alla sua morte un’Opera Pia a favore di Cagliari.
Merello non era solo in questa corsa alla modernità. Famiglie come i Balletto e i Costa, anch’esse di origini liguri, scrissero capitoli fondamentali del capitalismo sardo. I Balletto passarono da una rudimentale mola trainata da un asino alla Marina a un imponente impianto automatizzato in Viale San Pietro, capace di produrre 500 quintali al giorno prima di essere distrutto dai bombardamenti del 1943. I Costa, invece, realizzarono un avveniristico stabilimento di sei piani tra Via Roma e Viale Trieste, simbolo di un’efficienza industriale che non aveva nulla da invidiare ai grandi centri del Nord Italia.
L’epopea industriale di Merello ha lasciato un’eredità curiosa e affascinante. Quella che oggi è la sala grande del Teatro Massimo, dove hanno suonato i più grandi musicisti del mondo, è stata per trent’anni la sala macchine dove il vapore trasformava il grano in farina. Quando nel 1914 Merello decise di chiudere l’Annunziata per spostare l’attività a La Plaia, quegli spazi industriali iniziarono la loro lenta metamorfosi in spazi culturali, legando per sempre il progresso economico di Cagliari alla sua identità artistica.
Fonte Treccani e foto dal gruppo FB, Cagliari Tra Passato e Presente Notizie Arte e Cultura.