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È stato totalmente smantellato in appena 24 ore l’accampamento abusivo sorto nell’area di Buoncammino, a Cagliari, nel tratto compreso tra l’ex carcere, l’antica via romana e la chiesetta dei Santi Lorenzo e Pancrazio. Un intervento rapido che arriva dopo giorni di polemiche e segnalazioni su una situazione di forte degrado in uno dei luoghi più delicati dal punto di vista storico e paesaggistico.
Prima dello sgombero, il quadro descritto dai residenti e confermato dalle segnalazioni era desolante. Quella che dovrebbe essere una perla del percorso storico-culturale cittadino si era trasformata in un’area di sosta selvaggia per camper e caravan, parcheggiati stabilmente proprio davanti alla chiesetta. Da lì il passo verso l’illegalità era stato breve: sentieri abusivi creati dal calpestio continuo, accessi non autorizzati e occupazioni di spazi che meriterebbero ben altra tutela.
Il colle era diventato teatro di accampamenti non autorizzati e pernottamenti abusivi, tra tende e ripari di fortuna. Il degrado non era soltanto estetico, ma aveva assunto i contorni di una vera emergenza igienico-sanitaria, con cumuli di rifiuti abbandonati e l’utilizzo improprio delle aree verdi per bisogni fisiologici all’aperto. Un paradosso per uno spazio in cui si intrecciano vestigia romane e architetture storiche, a partire dall’Carcere di Buoncammino, lasciate per settimane in balia dell’incuria e di una percepita impunità.
A far emergere pubblicamente la situazione erano state le segnalazioni di Alessandro Congia, che avevano acceso i riflettori sull’area. La denuncia è stata poi accolta e rilanciata in Consiglio comunale dal consigliere Ferdinando Secchi attraverso un’interrogazione formale, chiedendo risposte immediate all’amministrazione.
Lo smantellamento è stato reso possibile grazie al lavoro del Comando di Polizia Municipale e all’interessamento dell’assessora Anna Puddu, che hanno disposto l’intervento per il ripristino della legalità e del decoro.
Con la rimozione di tende, giacigli e rifiuti, l’area è stata completamente liberata. Resta però aperta la questione della tutela futura: senza un piano costante di vigilanza e valorizzazione, il rischio è che situazioni simili possano ripresentarsi.
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