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Quando il tempo libero aveva il rumore delle biglie: Gigi Riva e il flipper, simboli di un’altra epoca.
Un giovane Gigi Riva gioca a flipper in un ritiro del Cagliari o della Nazionale ed è un’immagine che racconta molto più di una semplice pausa tra un allenamento e l’altro, perché restituisce il sapore autentico di un calcio e di una quotidianità ormai lontani. Il flipper era il divertimento degli anni ’70, un passatempo semplice e rumoroso che scandiva le serate e i momenti liberi, tanto che non c’era bar che non l’avesse, dalle grandi città ai piccoli centri, diventando un punto di ritrovo, di sfida e di socialità. In quegli anni anche i campioni, come Gigi Riva, trovavano svago in gesti essenziali, tra una partita improvvisata e una pallina d’acciaio lanciata con precisione, senza bisogno di schermi o connessioni digitali.
Oggi il contrasto è evidente, perché ora i giocatori hanno playstation, telefonini, console e dispositivi sempre a portata di mano, simboli di un tempo diverso, più veloce e tecnologico. Quella scena, però, resta una fotografia preziosa di un’epoca in cui il divertimento era condiviso, fisico, fatto di luci intermittenti e pulsanti consumati, e in cui anche una leggenda del calcio italiano poteva essere semplicemente un ragazzo davanti a un flipper, immerso nel gioco come chiunque altro.