Il Cardinale Antonelli: “Si alla comunione ai divorziati risposati, ma solo se casti”.
I divorziati possono fare la comunione ma solo se non fanno sesso. A dirlo il cardinale Ennio Antonelli, in merito alla prassi vigente che per ora nega la possibilità di prendere l’eucarestia per chi è unito in seconde nozze. Antonelli sostiene che
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I divorziati possono fare la comunione ma solo se non fanno sesso. A dirlo il cardinale Ennio Antonelli, in merito alla prassi vigente che per ora nega la possibilità di prendere l’eucarestia per chi è unito in seconde nozze. Antonelli sostiene che la concessione della comunione ai divorziati risposati si può anche prendere in considerazione, ma solo in situazioni particolari come la “perfetta continenza sessuale. Solo se c’è questo impegno sincero di conversione, eventuali passi falsi, eventuali ricadute nei rapporti sessuali possono comportare una responsabilità attenuata”.
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Come si chiama il rubinetto in sardo campidanese?

Sapete come si dice rubinetto in sardo e da dove deriva questa parola?
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Come si chiama il rubinetto in sardo campidanese?
Come si chiama il rubinetto in sardo campidanese? La domanda, apparentemente semplice, apre in realtà una piccola finestra su una Sardegna terra dalle mille dominazioni e dalle innumerevoli influenze linguistiche, dove anche l’oggetto più quotidiano può raccontare secoli di storia, incontri e contaminazioni.
Sapete come si dice rubinetto in sardo e da dove deriva questa parola? La risposta sorprende e strappa un sorriso, perché non fatevi imbrogliare dal nome, dato che rubinetto in sardo campidanese si dice grifoni, termine che indica anche la cannella della botte e che nulla ha a che vedere con animali fantastici o creature mitologiche. Questo nome deriva dallo spagnolo grifon, eredità linguistica lasciata nel Campidano durante i lunghi secoli di presenza iberica, quando la lingua si mescolava alla vita quotidiana, al lavoro nelle case, nelle campagne e nelle cantine.
Così il rubinetto, elemento oggi scontato e silenzioso delle nostre abitazioni, diventa testimone di una storia fatta di dominazioni, adattamenti e ironia popolare, confermando ancora una volta come il sardo campidanese sappia essere concreto, diretto e allo stesso tempo ricco di memoria, capace di trasformare una semplice parola in un racconto che scorre, proprio come l’acqua, tra passato e presente.
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