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Il prestito di sangue tra gennaio e febbraio nella memoria dei pastori sardi.
La leggenda sarda che spiega perché febbraio abbia 28 giorni.
Nelle aule delle scuole elementari della Sardegna capita spesso che i maestri tramandino ai bambini piccoli storie così radicate nella nostra cultura da sembrare verità storiche scolpite nel granito. Sono racconti nati per far passare un’oretta in tranquillità ai più giovani, ma che finiscono per diventare parte integrante del bagaglio identitario di ogni isolano. Tra queste, la leggenda che spiega perché febbraio abbia 28 giorni è forse una delle più semplici e curiose, capace di riaffiorare alla mente anche dopo tanti anni quando ci si interroga sul motivo per cui questo sia l’unico mese così corto dell’intero calendario.
Secondo la tradizione popolare riportata da Dolores Turchi, un tempo la gerarchia dei mesi era differente. Tutto ebbe inizio in un’epoca remota quando il mese di gennaio era trascorso meravigliosamente, caratterizzato da un sole che si stagliava ogni mattina in un cielo bellissimo e limpidissimo. Erano oramai arrivate le secche e il clima insolitamente mite aveva illuso gli uomini. Un pastore di Orgosolo, convinto di aver ormai scongiurato il pericolo del gelo invernale, si sentiva particolarmente contento perché il rigore di gennaio, proprio a causa delle secche, non gli aveva ucciso nessuna bestia. L’unico danno subito era stato la perdita di un agnellino zoppo, un sacrificio considerato irrilevante di fronte alla sopravvivenza dell’intero gregge.
Proprio l’ultimo giorno del mese, l’uomo commise l’errore fatale della superbia e iniziò a cantare con tono di sfida. In lingua sarda pronunciò parole che suonavano come un insulto al tempo atmosferico, dicendo che gennaio era andato via senza alcun danno e che il mese poteva tenersi quell’unico agnello zoppo infilandoselo dritto in un occhio. Gennaio però, sentendosi profondamente arrabbiato e offeso dal pastore che si prese gioco di lui, non accettò l’umiliazione. Non potendo più agire direttamente poiché il suo tempo era scaduto, andò da febbraio, che allora aveva trentun giorni, e gli chiese tre giorni in prestito. Quei giorni gli servivano proprio per far vedere di cosa era capace a quell’arrogante pastore e per impartirgli una lezione definitiva.
Ottenuto il favore dal mese successivo, gennaio scatenò una vendetta senza precedenti. In quel breve arco di tempo recuperato con l’inganno organizzò solo bufera, pioggia e neve, trasformando il paesaggio in un inferno bianco e gelido. La furia degli elementi fu così violenta che il pastore perì con tutto il suo gregge, travolto da un inverno che credeva ormai concluso. Da allora febbraio rimase con soli ventotto giorni, portando per sempre i segni di quel prestito mai restituito. Ancora oggi i pastori della Barbagia temono gli ultimi giorni di gennaio perché sanno bene che la tempesta è possibile e che la natura non dimentica mai le offese ricevute dalla presunzione umana.