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«Ho avuto paura, tanta. Ho pensato ai miei bambini». Inizia così il racconto di Valentina Serpi, 40 anni, residente a Serramanna, che oggi ha scelto di condividere la sua esperienza per raccontare una storia positiva vissuta all’interno del Policlinico.
«Il 10 dicembre mi sono sentita improvvisamente male. Tutto è iniziato con una normale influenza, ma io sono gravemente asmatica e la situazione è precipitata in fretta», racconta. L’insufficienza respiratoria ha reso necessario l’intervento immediato del 118. «Quando sono arrivati i soccorsi facevo davvero fatica a respirare. Mi hanno portata subito al Policlinico».
All’arrivo in ospedale il quadro era grave. «Avevo una saturazione bassissima. Mi hanno messo subito la maschera facciale per l’ossigeno. In quel momento ho capito che la situazione era seria». La preoccupazione è stata grande anche per la sua famiglia, rimasta in attesa di notizie.
Per quattro giorni Valentina è rimasta in codice rosso al Pronto soccorso, per essere tenuta vicino alla Rianimazione.
Successivamente è arrivato il trasferimento in Medicina Interna. «Sono stata ricoverata per circa dieci giorni, sempre sotto ossigeno costante. Mi spiegavano tutto, mi incoraggiavano, anche quando il quadro non era bello. Mi sono sentita davvero curata, non solo dal punto di vista medico. Ero in isolamento respiratorio», spiega, «e non è stato facile». Nonostante le restrizioni, l’umanità non è mai venuta meno. «Mi hanno permesso visite ristrette da parte dei familiari e, nei momenti più difficili, medici e infermieri si sono fermati a parlarmi, a rassicurarmi. Mi hanno fatto sentire meno sola».
Valentina ha deciso di raccontare la sua esperienza per un motivo preciso. «Troppo spesso si parla solo di quello che non funziona», sottolinea, «mentre raramente si raccontano le cose che vanno bene. Io sentivo il bisogno di farlo e di ringraziare in particolare alla dottoressa Giovanna Carboni, alla dottoressa Maria Grazia Porru e a tutto il loro prezioso staff».
«Non nego che siano stati giorni duri», aggiunge, «ma a livello umano la mia esperienza è stata profondamente positiva. Ho trovato dolcezza, professionalità e attenzione. Non mi sono mai sentita un numero».
Oggi Valentina è tornata a casa dai suoi bambini e guarda a quei giorni con maggiore serenità. «Questa storia non cancella le difficoltà della sanità sarda», conclude, «ma dimostra che esistono anche esempi virtuosi, fatti di persone che lavorano con competenza e con cuore. E quando le cose vanno bene, credo sia giusto dirlo!».
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