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Come si chiama la pesca in sardo campidanese e da dove deriva questa parola?
L’eredità latina nel frutteto dell’isola: il fascino etimologico de “su pressiu”
Nel cuore pulsante della Sardegna, laddove la lingua si fa custode di segreti millenari e tradizioni mai sopite, il semplice atto di nominare un frutto può trasformarsi in un’affascinante lezione di storia; è il caso della pesca, quel dono estivo succoso, morbido e profumato che tutti amiamo consumare durante le calure d’agosto, lasciando che il suo dolce succo coli golosamente fino al gomito. Se vi trovaste a passeggiare tra i mercati del sud dell’isola e vi chiedeste come si chiami questo frutto in sardo campidanese, la risposta vi colpirebbe per la sua musicalità quasi infantile: si chiama infatti pressiu.
Ebbene sì, proprio pressiu; dietro questa parola che all’orecchio moderno può suonare buffa e tenera, si nasconde in realtà un’origine estremamente nobile, anzi, profondamente latina. Il termine pressiu arriva infatti dritto dritto dal vocabolo latino persicum, un’etimologia che non identifica affatto il nome di un qualche austero generale romano, bensì proprio quello del frutto stesso, la pesca, originariamente indicata dagli antichi come la “mela persiana”.
Questa preziosa eredità linguistica ci ricorda come il sardo sia una vera e propria miniera di tesori, una lingua viva e pulsante che si rivela puntualmente piena zeppa di influenze storiche, sfumature dialettali, storie dimenticate e, perché no, anche di sottili doppi sensi. In questa terra, ogni singola parola non si limita mai a descrivere solo ciò che appare in superficie, ma si porta dietro un mondo intero, un universo fatto di pungente ironia, di tradizioni familiari tramandate oralmente e di un pizzico di inafferrabile mistero. Quando la prossima volta avrete la fortuna di addentare una pesca sotto il sole del Mediterraneo, farete bene a ricordare che non state semplicemente consumando un alimento rinfrescante; in quel preciso istante, state assaporando a pieno titolo unu pressiu, masticando un pezzetto di storia linguistica che sopravvive con orgoglio al passare dei secoli.