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A circa 18 km da Cagliari, nel territorio di Assemini, si trova uno dei siti di archeologia industriale più suggestivi della Sardegna: l’area mineraria di San Leone.
Il percorso inizia nella zona industriale di Macchiareddu, in direzione dell’oasi WWF di Monte Arcosu. Un cartello con la scritta “Fine strada bitumata” segna l’ingresso in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Dopo alcuni chilometri di sterrato si raggiunge la sbarra che introduce al complesso minerario.
La miniera, fondata nel 1863 dall’ingegnere francese Leone Gouin, ebbe una storia discontinua: dopo una prima chiusura nel 1871 per il calo del prezzo del ferro, riprese l’attività fino al 1884, quando la malaria ne causò un nuovo stop. Nel tempo si susseguirono diversi tentativi di rilancio, fino al passaggio al demanio nel 1922. Un progetto della Breda nel 1937 fu interrotto dalla Seconda Guerra Mondiale. Solo nel 1950 la Ferromin rilanciò il sito, costruendo impianti e villaggio minerario.
Oggi restano edifici abbandonati di grande fascino: l’impianto industriale, una ex scuola, gli alloggi e le gallerie. Tra i dettagli più curiosi, casse di vino dimenticate e il relitto di una Renault 19 all’interno di un edificio.
L’intera area porta i segni della forza dell’acqua: molti edifici sorgono nel letto di un antico torrente e mostrano evidenti tracce di alluvioni, contribuendo al fascino ma anche alla fragilità del sito.
Le informazioni e le immagini che hanno permesso di raccontare questo luogo provengono dagli amici di Sardegna Abbandonata, che svolgono un lavoro prezioso di documentazione e valorizzazione di questi siti dimenticati. Il consiglio è di visitare il loro sito per approfondire e scoprire molte altre meraviglie nascoste dell’isola.
Visitare San Leone significa immergersi in una Sardegna meno conosciuta, dove storia, natura e memoria industriale si intrecciano in modo unico.