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Terremoto in Forza Italia: Gasparri lascia la guida al Senato, Stefania Craxi verso la successione.
Il post-referendum sulla giustizia si trasforma in un campo di battaglia politico per Forza Italia, innescando una vera e propria resa dei conti interna che segna la fine di un’era a Palazzo Madama.
Secondo quanto si apprende in queste ore convulse, Maurizio Gasparri è pronto a rassegnare le proprie dimissioni dal ruolo di capogruppo dei senatori azzurri, cedendo il passo sotto la spinta di una fronda interna ormai impossibile da arginare. L’onda d’urto del fallimento referendario, una consultazione cavalcata con forza in memoria di Silvio Berlusconi, ha infatti accelerato i processi di rinnovamento richiesti da una parte consistente del partito, portando la tensione ai massimi storici.
Il destino di Gasparri sembra essere stato segnato da una lettera dai toni inequivocabili, sottoscritta da 20 esponenti di spicco della formazione politica, tra i quali figurano nomi di peso come i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati. Nel documento si affermava, in sintesi, che per preservare l’unità del partito fosse ormai opportuno e necessario sostituire il capogruppo al Senato. A Gasparri era stato concesso un ultimatum di 48 ore per gestire una exit strategy dignitosa, un tempo tecnico per preparare l’addio prima che la situazione degenerasse in uno scontro aperto durante l’assemblea dei parlamentari.
Nel pomeriggio è stata dunque convocata una riunione d’urgenza dei senatori azzurri, con un ordine del giorno che non lascia spazio a interpretazioni: la formalizzazione dell’uscita di scena di Gasparri e la contestuale scelta del successore. In pole position per raccogliere il testimone emerge con forza la figura della senatrice Stefania Craxi, attualmente impegnata nel prestigioso incarico di presidente della commissione Esteri e difesa. La sua candidatura appare come la più accreditata per ricomporre le fratture di un gruppo parlamentare che cerca, non senza fatica, di ridefinire i propri equilibri interni dopo la sconfitta elettorale sulla giustizia.