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Lo sapevate? Un tempo la Sardegna poteva vantare la colonia marina più bella d’Europa.
Esiste un capitolo della storia sarda, oggi sbiadito dal tempo, che parla di un primato continentale e di una visione sociale senza precedenti: un tempo, infatti, la Sardegna poteva vantare la colonia marina più bella d’Europa.
Non si trattava di un semplice edificio stagionale, ma di una struttura all’avanguardia che rappresentava un vero e proprio avamposto di innovazione e benessere, concepita per offrire un futuro di luce ai figli di chi lavorava nelle profondità della terra.
La colonia di Funtanazza non era soltanto un complesso architettonico; era il simbolo tangibile di un welfare aziendale pionieristico. Conosciuta per essere la più moderna colonia marina d’Europa, la struttura era un punto di riferimento fondamentale che offriva ai bambini, figli dei minatori, la preziosa possibilità di trascorrere le vacanze al mare. In questo scenario, lontano dalle fatiche quotidiane e dalla polvere delle gallerie, i piccoli ospiti venivano accolti in un ambiente sano e stimolante; qui, il diritto alla salute e al gioco diventava realtà.
L’opera fu l’ultimo grande progetto voluto dalla Società Mineraria di Montevecchio a favore dei figli dei propri dipendenti. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 13 maggio 1956, segnando l’inizio di un’era in cui la colonia “Francesco Sartori” divenne il cuore pulsante delle estati isolane.
Architettura e Ingegneria al Servizio del Sociale
Il complesso sorgeva in una splendida insenatura della Costa Verde, un luogo dove la bellezza selvaggia della natura incontrava il rigore del cemento armato. Il progetto fu ideato e realizzato sotto l’attenta supervisione degli ingegneri Filippo Minghetti e Giovanni Rolandi, i quali diedero vita a un edificio funzionale e straordinariamente moderno per l’epoca.
Ambienti interni: pratici, ben illuminati e pensati per garantire un soggiorno confortevole, con volumi adatti a ogni necessità pedagogica e logistica;
Dotazioni sportive: Il fiore all’occhiello erano le due piscine, una delle quali era persino certificata secondo le norme CONI, garantendo un’area sicura e professionale per il nuoto;
Servizi susiliari: Oltre al corpo centrale, il complesso comprendeva un fabbricato di servizio, un garage, la casa del custode, le cabine elettriche e un reparto isolamento per le malattie infettive, assicurando la massima sicurezza degli ospiti.
L’impegno economico profuso dalla Società di Montevecchio fu imponente: la spesa complessiva ammontò a 1,587 milioni di lire. Questa cifra non riguardava esclusivamente l’edificio, ma comprendeva opere infrastrutturali che trasformarono il territorio: la costruzione di una strada di collegamento lunga diciotto chilometri; il rimboschimento di otto ettari di terreno con pino domestico; la realizzazione di una complessa conduttura idrica collegata direttamente all’acquedotto di Montevecchio.
Ogni estate, la macchina organizzativa si metteva in moto per tre turni, da giugno a settembre. La colonia arrivava a ospitare circa seicento bambini per volta, i quali erano supportati da un esercito di cento professionisti tra educatori e personale specializzato.
Nonostante l’indiscutibile importanza sociale e architettonica, il declino del settore minerario segnò anche il destino di Funtanazza. La colonia fu chiusa definitivamente negli anni Ottanta, lasciando che il silenzio prendesse il posto delle grida gioiose dei bambini. Oggi, quel complesso monumentale resta un gigante addormentato sul mare; una testimonianza di un’epoca di progresso che ha lasciato un ricordo indelebile nella storia della comunità locale e nell’identità della Sardegna intera.