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Al via dal 16 marzo i “Buoni Servizi Sanitari”: la Regione Autonoma della Sardegna rafforza il diritto alla salute e sostiene le fasce della popolazione più fragili economicamente con 10 milioni di euro per visite ed esami specialistici.
“Con i Buoni Servizi Sanitari vogliamo affermare un principio semplice ma fondamentale: la salute è un diritto e non può dipendere dalle condizioni economiche delle persone”, sottolinea l’assessora regionale del Lavoro Desirè Manca. “Questa misura, finanziata attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus nell’ambito del PR Sardegna FSE+ 2021-2027, nasce proprio con questo obiettivo: garantire a tutti il diritto alle cure, sostenendo concretamente le famiglie che oggi fanno più fatica. Parliamo di un intervento che può fare davvero la differenza nella vita quotidiana di molte persone – ha evidenziato l’esponente della Giunta -consentendo loro di effettuare visite specialistiche, esami diagnostici e altre prestazioni sanitarie fondamentali. Il nostro impegno è chiaro: stare accanto a chi vive situazioni di fragilità e assicurare che nessuno sia costretto a rinunciare alle cure per motivi economici”.
Così l’assessora del Lavoro annuncia l’avvio dell’iniziativa rivolta ai residenti in Sardegna con prescrizione medica con priorità urgente (U) o breve (B), appartenenti a nuclei familiari con ISEE pari o inferiore a 10 mila euro o titolari di esenzione per reddito.
A partire dal 16 marzo sarà possibile consultare il Catalogo aggiornato delle prestazioni e delle strutture sanitarie che hanno aderito sul sito www.buonisanitarisardegna.it. Una piattaforma che consente una ricerca semplice e immediata dei servizi disponibili sul territorio, permettendo ai cittadini in possesso dei requisiti di rivolgersi direttamente alle strutture accreditate per prenotare le prestazioni senza alcun costo.
La dotazione finanziaria complessiva dell’intervento ammonta a 10 milioni di euro, cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo Plus e da risorse regionali, con una ripartizione territoriale su base ASL per garantire un’equa distribuzione delle risorse e una risposta capillare ai bisogni delle comunità locali.
“Il successo di questa misura dipende anche dalla capacità di costruire una rete ampia e solidale di professionisti e strutture sanitarie che scelgono di stare dalla parte dei cittadini. Per questo l’adesione al Catalogo resta aperta: vogliamo coinvolgere sempre più strutture – conclude l’assessora del Lavoro – perché solo lavorando insieme possiamo dare risposte concrete ai bisogni di salute delle persone”.
Le domande di adesione possono essere presentate attraverso la piattaforma SUS secondo le modalità previste dall’Avviso pubblico, mentre il Catalogo sarà aggiornato periodicamente per ampliare progressivamente la rete dei servizi disponibili.