Oggi, 8 aprile, ricorre l’anniversario della scomparsa di uno dei figli più illustri della Sardegna. Cinquant’anni fa moriva a Cagliari Giuseppe Brotzu, un uomo il cui nome è oggi impresso sulle mura del più grande polo ospedaliero dell’Isola, ma la cui eredità appartiene al patrimonio scientifico dell’intera umanità.
La leggenda clinica di Brotzu ebbe inizio in un luogo improbabile: il tratto di mare di Su Siccu, nel porto di Cagliari. Negli anni ’20, mentre dirigeva gli ambulatori antimalarici, Brotzu osservò un paradosso che avrebbe sfidato ogni logica igienica dell’epoca.
Nonostante l’acqua fosse pesantemente inquinata dagli scarichi fognari, i ragazzi che vi facevano il bagno sembravano immuni a malattie letali come il tifo e la salmonellosi. Dove altri vedevano solo degrado e pericolo, Brotzu intuì la presenza di un agente antagonista. Dopo anni di studi e campionamenti, nel 1945 isolò il Cephalosporium acremonium, il microrganismo da cui ebbero origine le cefalosporine, gli antibiotici che oggi curano infezioni in ogni angolo del globo.
La figura di Brotzu non fu solo quella del ricercatore solitario. Il suo impegno per la salute pubblica lo portò a ricoprire i massimi incarichi istituzionali in un momento cruciale per l’Isola: Rettore dell’Università di Cagliari (1936-1944), Assessore Regionale alla Sanità (1949-1955), Presidente della Regione Sardegna (1955-1958) e Sindaco di Cagliari (1960-1967).
Sotto la sua guida, la Sardegna visse una rivoluzione sanitaria senza precedenti, con la costruzione di acquedotti, ospedali moderni e bonifiche integrali che strapparono l’Isola a secoli di arretratezza e malattie. Nonostante l’eccezionalità della scoperta, lo Stato italiano e il CNR ignorarono le sue segnalazioni. Fu solo grazie alla lungimiranza dei ricercatori dell’Università di Oxford che il dossier sardo venne valorizzato, portando alla produzione industriale del farmaco. Il riconoscimento internazionale arrivò tardivo ma solenne: nel 1971, Oxford gli conferì la laurea honoris causa, consacrandolo tra i giganti della medicina.
Colpito da un ictus cerebrale che ne compromise la parola ma non la lucidità mentale, Giuseppe Brotzu trascorse gli ultimi anni frequentando ancora l’Istituto di Igiene, spinto da una curiosità intellettuale mai spenta. Si spense a Cagliari l’8 aprile 1976. A distanza di mezzo secolo, ricordarlo oggi non significa solo celebrare un nome su una targa, ma onorare un metodo: quello di chi sa guardare oltre le apparenze, trovando la cura e la speranza anche dove sembra esserci solo fango.
