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Quando in Sardegna a qualcuno diciamo che è una “Cotzìna” stiamo facendogli un complimento?

Una radice

Una radice

Quando in Sardegna a qualcuno diciamo che è una “Cotzìna” stiamo facendogli un complimento?

Svegliarsi un mattino nel cuore della Sardegna e sentirsi definire una “Cotzìna” potrebbe trascinarvi in un dubbio amletico tra l’offesa mortale e il ringraziamento commosso.

D’altronde la lingua sarda è una meraviglia di sfumature, un mosaico incredibile capace di essere affilato come una lama o dolce come il miele a seconda di come viene usata; tra le tante parole che racchiudono questa straordinaria ambivalenza, questo termine è una vera perla, un vocabolo ricco di sfaccettature che può risultare tagliente e caustico quanto simpatico e ironico.

Per capire cosa intendiamo davvero quando diciamo a qualcuno che è una “Cotzìna”, dobbiamo scavare letteralmente nel terreno della linguistica campidanese, dove il termine indica il ceppo di un albero, la radice dura di un arbusto o di una qualsiasi pianta; fin qui nulla di strano, eppure tutto dipende dal contesto e, ovviamente, dalla nostra intenzione, perché se provate a dire a qualcuno che è “tostau che Cotzìna”, difficilmente riceverete un invito a cena poiché lo state paragonando a una radice impossibile da scalfire, dicendogli senza troppi giri di parole che è un bel testone, ostinato e caparbio oltre ogni limite ragionevole.

Eppure, la bellezza del sardo sta proprio nel suo gioco di contrasti, nel fatto che lo stesso termine può assumere un significato completamente opposto diventando un elogio sincero; infatti, definire un individuo “bonu che Cotzìna” è tutt’altro che un insulto, anzi, lo state lodando paragonandolo a qualcosa di forte, saldo e resistente, descrivendo una persona buona, solida e affidabile come una radice ben piantata nel terreno della vita. Questa parola, però, non si ferma alla descrizione del carattere ma invade il campo dell’agire umano, venendo utilizzata per descrivere un lavoro estremamente faticoso e pesante, una vera impresa titanica che richiede sforzi sovrumani come quella di “bogai Cotzìna”, ovvero estirpare un ceppo dalla terra; allo stesso modo, non possiamo dimenticare chi, una volta seduto, diventa tutt’uno con la sedia e non si alza più, manifestando la tendenza a “ponni Cotzìna”, espressione perfetta per descrivere chi si pianta in un posto e non si smuove nemmeno con le cannonate.

In definitiva, questa parola racchiude in sé forza, testardaggine, fatica e bontà, configurandosi come un piccolo capolavoro linguistico che dimostra quanto il sardo sia ricco, affascinante e incredibilmente espressivo, capace di trasformare un semplice pezzo di legno nel riflesso più autentico dell’animo umano.

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