L’autunno caldo di Cagliari sotto la lente della Procura: 91 indagati tra attivisti Pro-Pal e gruppi antifascisti.
Si chiudono le indagini della Digos sulle mobilitazioni dello scorso anno nel capoluogo sardo. Tra blocchi stradali, assalti ai cordoni di polizia e trasporti paralizzati, le autorità hanno identificato decine di esponenti dell’area antagonista.
Cagliari si riscopre teatro di una complessa vicenda giudiziaria che affonda le radici nelle tensioni sociali e politiche dello scorso autunno. La Procura della Repubblica, a seguito di una minuziosa attività investigativa condotta dagli uomini della Digos, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di ben 91 persone. Al centro del fascicolo d’indagine vi sono le convulse giornate di mobilitazione a sostegno della causa palestinese e le accese contromanifestazioni nate per contrastare il raduno del gruppo di estrema destra Blocco Studentesco.
I reati contestati a vario titolo delineano un quadro di accesa conflittualità urbana: si va dall’interruzione e turbamento del servizio di trasporto pubblico al blocco stradale, fino alla resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
Il primo filone dell’inchiesta riguarda gli eventi svoltisi tra il 22 settembre e i primi giorni di ottobre 2025. In quel periodo, il capoluogo era stato attraversato da imponenti manifestazioni a favore della missione della Global Sumud Flotilla diretta verso la striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dagli investigatori in una nota ufficiale, sebbene migliaia di cittadini abbiano partecipato pacificamente alle iniziative nel pieno rispetto della legalità, una frangia più radicale avrebbe deliberatamente cercato lo scontro e il caos.
All’interno di questo contesto, si sarebbe inserita la presenza di gruppi ideologicamente orientati, presumibilmente riconducibili alle componenti più oltranziste dell’antagonismo locale. Facendo proprio lo slogan programmatico «blocchiamo tutto», questi soggetti avrebbero radicalizzato la protesta, dando vita a cortei non preavvisati o deviando improvvisamente dai percorsi concordati con l’Autorità di Pubblica Sicurezza.
Nelle date critiche del 22 settembre, 3 e 4 ottobre, l’azione di questi gruppi ha portato a pesanti blocchi stradali su arterie cittadine strategiche. Le conseguenze si sono abbattute duramente sulla mobilità urbana, provocando la paralisi dei servizi pubblici essenziali e momenti di fortissima tensione con le Forze dell’Ordine. Grazie ai video e agli accertamenti successivi, la Digos è riuscita a identificare 72 persone, ritenute protagoniste di azioni preordinate e coordinate per congestionare la città e ostacolare i servizi essenziali.
Un secondo fronte investigativo riguarda invece lo scontro avvenuto in occasione di un raduno di Blocco Studentesco. Mentre la manifestazione del movimento di estrema destra era stata regolarmente preavvisata e vedeva la partecipazione di circa 120 aderenti, la risposta del Coordinamento Antifascista locale ha preso una piega differente.
In Piazza Garibaldi si sono radunati circa 250 attivisti per una contromanifestazione non autorizzata. Le informative della polizia descrivono una situazione di estremo pericolo: la testa del corteo antifascista, formata da numerosi soggetti travisati e armati di aste di legno, avrebbe ignorato ripetutamente l’ordine di scioglimento impartito dal Dirigente del servizio di Ordine pubblico.
L’obiettivo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, era raggiungere con intenti ostili lo schieramento opposto. Per farlo, i manifestanti avrebbero iniziato ad avanzare con compattezza, lanciando bottiglie di vetro, pietre e altri oggetti contundenti verso i reparti di polizia schierati per evitare il contatto tra le due fazioni. Nonostante i reiterati tentativi di forzare gli sbarramenti, l’intervento delle Forze dell’Ordine ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente, permettendo la conclusione della giornata senza criticità maggiori per la pubblica incolumità. Le analisi delle riprese filmate hanno portato, in questo caso, all’identificazione di ulteriori 19 soggetti.
L’inchiesta ora entra nella sua fase cruciale. Per i 91 indagati si prospetta un iter processuale che dovrà accertare le singole responsabilità in un clima che resta, a distanza di mesi, ancora fortemente polarizzato. Resta il dato di un autunno segnato da una partecipazione popolare massiccia, che però, in alcuni casi, è stata oscurata da azioni mirate a sovvertire le regole della convivenza civile e della sicurezza pubblica.

