In Sardegna, il paesaggio archeologico è punteggiato da circa ottocento Tombe dei Giganti, monumenti che tra il 1800 e il 1000 a.C. rappresentavano il culmine della sacralità per le popolazioni nuragiche. Eppure, il viaggiatore che si avventura oggi tra queste pietre millenarie raramente si trova davanti alla maestosità integra della loro forma originale. Ciò che resta sono, per la maggior parte, monumenti spezzati, stele divise a metà e filari di pietre divelte, testimonianze di un’eternità che ha dovuto fare i conti con la violenza del tempo e dell’uomo.
Sebbene queste sepolture collettive fossero state concepite come strutture indistruttibili, l’immagine odierna è quella di un patrimonio ferito. Le grandi lastre di pietra posizionate a semicerchio, che un tempo disegnavano l’esedra — simbolo di fertilità e corna taurine — appaiono oggi come denti spezzati nel terreno.
Ma perché questo stato di distruzione è così diffuso? Le motivazioni posso essere varie: dal reimpiego agricolo e pastorale, dove per secoli, le pietre lavorate delle tombe sono state viste come materiale da costruzione a costo zero e molte strutture sono state smembrate per erigere muretti a secco, ovili o case rurali; all’azione dei tombaroli che, al fine di cercare tesori inesistenti hanno scavato selvaggiamente, ribaltando i pavimenti delle gallerie e abbattendo le stele centrali nel tentativo di accedere alle camere sepolcrali. Senza contare la mancanza di manutenzione che insieme alla spinta delle radici e degli agenti atmosferici, ha fatto collassare le pesantissime lastre e rocce.
Il dettaglio più doloroso è spesso la stele centrale. Quella che doveva essere un’imponente lastra scolpita, con il piccolo portello alla base per le offerte ai defunti, oggi si presenta quasi sempre troncata. Questa rottura non è solo fisica, ma simbolica: interrompe quel collegamento tra il mondo dei vivi e quello degli antenati che i nuragici celebravano con riti arcani.
Nonostante siano quasi tutte distrutte o incomplete, queste tombe continuano a emanare quella che molti definiscono una “misteriosa energia”. Si trovano ovunque in Sardegna, spesso isolate nei pressi di nuraghi o villaggi ormai scomparsi.

