Il fotografo cagliaritano Roberto Satta, 35 anni, porta la sua visione poetica alla mostra “Misti di Arte” della Galleria Dantebus Margutta di Roma. Specializzato in fotografia food per hotellerie e ristorazione, Satta ha sviluppato parallelamente una ricerca autoriale che esplora il rapporto tra corpo, materia e percezione visiva, muovendosi tra fotografia concettuale e still-life contemporaneo. Le sue opere trasformano il cibo in esperienza simbolica, indagando gesto, memoria sensoriale e identità.
La fotografia esposta, Edible Echoes, mostra una mano che affiora dal nero profondo stringendo una stecca di gelato, fragile e sensuale, la cui superficie screpolata rivela l’interno. Il corpo umano, con la sua pelle maculata, diventa eco della materia e la materia riflesso del corpo.
La luce, costruita per sottrazione con tensione chiaramente caravaggesca, sceglie cosa rivelare, lasciando il resto nell’ombra. L’opera invita lo spettatore a una contemplazione intensa, coinvolgendo corpo, mente e anima in un dialogo emotivo e simbolico.
Lo stesso Satta racconta: ” Nel mio lavoro il cibo non è mai solo un soggetto estetico. Mi interessa come materia viva, come oggetto carico di memoria, gesto e presenza umana. Attraverso immagini essenziali e controllate, cerco di spostare l’attenzione dalla semplice rappresentazione del cibo alla sua dimensione più intima e simbolica. Il progetto Becoming nasce da questa esigenza: osservare il cibo come qualcosa che cambia, che si trasforma, che entra in relazione con il corpo e con chi guarda. Lavoro spesso su fondi scuri, con una luce costruita per sottrazione, lasciando che siano le superfici, le imperfezioni e i dettagli a guidare la lettura dell’immagine”.
“Il mio obiettivo – conclude – non è raccontare una ricetta o un piatto, ma creare immagini che attivino una percezione più profonda, in cui il cibo diventa pretesto per parlare di identità, fragilità e trasformazione. La fotografia diventa così uno spazio di incontro tra materia e sguardo, tra ciò che si vede e ciò che si sente”.

