Site icon cagliari.vistanet.it

Un anello di plastica stretto intorno alla coda: Anellino, la storia del cucciolo vittima di tortura

cane con anellino nella coda

Il confine tra la barbarie e l’umanità si è tracciato alle prime luci dell’alba di mercoledì 28 gennaio, lungo una strada di Olbia. Un operaio, diretto al lavoro, ha notato nel buio il riflesso di due occhietti illuminati dai fari: appartenevano a un cucciolo di appena tre mesi, raggomitolato sotto un veicolo, fradicio dalla pioggia e tremante. Quel salvataggio tempestivo ha dato il via alla storia di Anellino, un nome che purtroppo non nasce dalla tenerezza, ma da una violenza deliberata.

Una volta giunto al rifugio della LIDA, i volontari hanno scoperto l’orrore nascosto sotto il pelo bagnato: un anello di plastica rigida era stato stretto attorno alla coda del piccolo, secondo una pratica medievale utilizzata da alcuni cacciatori per causarne la caduta per necrosi. Un metodo brutale, privo di anestesia e di qualsiasi criterio sanitario, che ha strappato al cucciolo grida di dolore strazianti durante le operazioni di rimozione. Nonostante la liberazione dalla morsa fisica, le condizioni di Anellino restano delicate: l’esposizione prolungata al gelo e alla pioggia gli ha causato una forte febbre che i veterinari stanno monitorando costantemente.

La vicenda di Anellino non è solo un caso di cronaca veterinaria, ma un atto d’accusa contro usanze anacronistiche. La legge italiana è netta: l’articolo 544 del Codice Penale stabilisce che il maltrattamento e le mutilazioni non necessarie sono reati punibili severamente. Il taglio della coda, quando non eseguito da professionisti per motivi di salute certificati, è una violazione dei diritti animali che nulla ha a che vedere con la tradizione o la cultura venatoria. È un crimine che causa sofferenza inutile e permanente.

Anellino continua la sua degenza al rifugio circondato da un affetto che non aveva mai conosciuto. La sfida medica è ancora aperta — la funzionalità della coda è da valutare e la febbre deve scendere — ma la determinazione dei volontari è incrollabile. L’obiettivo è trasformare le ferite di oggi nel ricordo di una battaglia vinta, garantendo a questo cucciolo un futuro fatto di corse libere, calore e dignità. Chiunque avesse informazioni su quanto accaduto o volesse sostenere le cure può contattare direttamente la struttura anche in anonimato, poiché il silenzio, di fronte a tali abusi, resta il complice più pericoloso.

Contatti 3334312878 – lidaolbia@tiscali.it
• Come aiutarci: http://www.lidasezolbia.it/come-aiutarli/
• Il nostro indirizzo per spedizione aiuti:
L.I.D.A. Sez. Olbia – rifugio I Fratelli Minori
via Dei Cestai 26 – 07026 Olbia (SS)
• Estremi per donazione http://www.lidasezolbia.it/donazioni/
• Codice Fiscale 5×1000 01976050904

 

Exit mobile version