Site icon cagliari.vistanet.it

Uno dei nuraghi sardi più difficili da raggiungere: ecco come si chiama e dove si trova

nuraghe oschina

Foto Fabrizio Bibi Pinna

Esistono luoghi in Sardegna che non si lasciano visitare, ma che pretendono di essere conquistati. Il Nuraghe Oschina, situato nel territorio di Paulilatino, è senza dubbio uno di questi: un monumento che sembra voler proteggere la propria maestosità dietro una cortina di ostacoli naturali. A raccontare questa spedizione ai confini dell’avventura è Fabrizio Bibi Pinna, fotografo e content creator, che non esita a inserire questo sito archeologico sul gradino più alto di un ipotetico podio della fatica.

Foto di Maurizio Cossu dal portale Nurnet

L’esperienza ha inizio con un sentiero che mette a dura prova la resistenza fisica e la pazienza. In questa stagione, quello che dovrebbe essere un camminamento si trasforma in una pietraia bagnata, simile a un torrente in piena che rende ogni passo un’insidia per le caviglie. Secondo il racconto di Pinna, la distanza chilometrica è quasi secondaria rispetto alla natura del terreno.

Foto Fabrizio Bibi Pinna

Superato il primo tratto, lo scenario muta in una sorta di palude dove il fango si mescola a un labirinto di muretti a secco. Qui, la sfida diventa quasi un gioco di orientamento, poiché i pochi varchi disponibili sono spesso occultati da un’erba alta e spinosa, una fitta maglia di rovi che sembra voler scoraggiare anche il visitatore più motivato.

Foto Fabrizio Bibi Pinna

“Raggiungere questo nuraghe è una vera conquista,” spiega il fotografo, sottolineando come la difficoltà non risieda tanto nel dislivello, quanto nell’imprevedibilità del percorso. Solo dopo aver superato questa prova di resistenza ci si immerge finalmente in un bosco incantato, un microcosmo di muschi e felci dove riemergono le strutture dell’antico villaggio. Al centro di questo scenario appare lui, il Nuraghe Oschina, che svetta ancora oggi per quasi dieci metri d’altezza, sfidando i millenni e l’incuria del tempo.

Foto Fabrizio Bibi Pinna

L’interno della struttura conserva intatto il fascino della tholos, la tipica copertura a cupola, ancora perfettamente integra. Tra i dettagli architettonici più interessanti spicca l’accesso al vano scala, posizionato curiosamente sopra la nicchia sinistra della camera principale, anche se il piano superiore rimane oggi inaccessibile per ragioni di sicurezza. Nonostante la pericolosità di alcuni passaggi e la fatica accumulata, la vista che si gode dalla sommità del monumento cancella ogni dubbio sulla validità dell’impresa.

Foto Fabrizio Bibi Pinna

“Il panorama che si gode giunti in cima ripaga ogni sforzo,” conclude Fabrizio Bibi Pinna, che tuttavia lancia un monito a chiunque volesse seguire le sue orme. Il consiglio è quello di studiare bene il calendario e le previsioni meteo, evitando assolutamente i periodi piovosi per non trasformare un’escursione archeologica in un’odissea tra i fanghi e le insidie di un territorio che non concede sconti.

Si ringraziano Fabrizio Bibi Pinna e il portale Nurnet per info e scatti.

 

Exit mobile version