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Un capolavoro nascosto riemerge a Sant’Antioco: la Tomba dell’Egizio tra storia, arte e restauro

La tomba dell'egizio

La tomba dell'egizio

Un capolavoro nascosto riemerge a Sant’Antioco: la Tomba dell’Egizio tra storia, arte e restauro.

La foto Facebook di Gennaro Longobardi documenta un momento di grande valore simbolico e culturale, perché ieri a Sant’Antioco, insieme al sindaco Ignazio Locci, ha avuto il privilegio e l’onore di entrare per la prima volta nella cosiddetta Tomba dell’Egizio, rinvenuta nella Necropoli Punica nel 2002 e così battezzata per gli straordinari dipinti che la rendono un unicum nel mondo funerario punico; un luogo di eccezionale importanza storica che oggi torna al centro dell’attenzione grazie ai lavori di restauro e consolidamento dell’ipogeo, interventi fondamentali che col tempo potranno renderlo fruibile e inserirlo stabilmente all’interno del percorso di visita della Necropoli.

All’interno della camera funeraria del sepolcro la scultura è rimasta nel luogo della scoperta, sul pilastro centrale della tomba, proprio al centro dello spazio sepolcrale, come a presidiare ancora oggi il silenzio e il significato sacro dell’ambiente. La scultura, in posizione frontale, rappresenta un personaggio maschile barbuto a grandezza naturale, con il braccio sinistro ripiegato sul petto e quello destro disteso lungo il fianco; indossa il klaft, ossia il copricapo egizio tipico dei Faraoni, ed un gonnellino, elementi che rimandano chiaramente a un’immagine di influenza egiziana alquanto imitata e comune nel mondo punico. Il rilievo si distingue per la straordinaria conservazione del colore e per la particolare accuratezza della lavorazione, aspetti che ne fanno uno dei più significativi esempi di arte funeraria del Mediterraneo antico: le tinte che definiscono i particolari della figura sono il rosso e il nero, utilizzati con precisione e coerenza simbolica.

La tomba dell’egizio

La tinta nera è stato utilizzato per il klaft ed anche per la barba con il ricciolo all’estremità ed i baffi, mentre in nero è tinteggiato anche il vasetto dipinto sotto il polso sinistro, forse un balsamario; i capelli, le orecchie, le labbra ed i capezzoli del personaggio sono colorati in rosso, così come le brevi linee che cingono la parte alta delle braccia ed i polsi, probabilmente bracciali, il corto gonnellino e il rotolo chiuso nel pugno della mano destra. In questa figura, che poggia su una base rettangolare irregolare, si potrebbe forse riconoscere la divinità fenicia Baal Addir o Baal Hammon, il signore dell’oltretomba e della fertilità, ma non si può neppure escludere che possa trattarsi dell’immagine simbolica del defunto stesso, una sorta di ritratto destinato a eternarne il ruolo e la memoria; il rotolo impugnato dal personaggio e lo sgabello sul quale poggia potrebbero infatti alludere alla particolare autorità e ricchezza del defunto, riconoscibile anche dalla ricchezza della tomba riservatagli, confermando il valore eccezionale di un ritrovamento che continua a raccontare, secoli dopo, la complessità e il fascino della civiltà punica in Sardegna.

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