Come si chiama il gallo in sardo campidanese e perché questa parola si usa anche per alcune persone?
La lingua sarda sa essere ironica e tagliente e alcune parole che indicano animali spesso vengono utilizzate anche per le persone. Come si dice gallo/galletto in sardo campidanese, da dove deriva e perché spesso questa parola viene riferita anche a determinate persone?
Dal pollaio alla piazza: su Caboni campidanese, ovvero il gallo che diventa persona.
Dal pollaio al carattere: perché in sardo campidanese il gallo diventa un tipo umano. La lingua sarda sa essere ironica e tagliente e alcune parole che indicano animali spesso vengono utilizzate anche per le persone, con una naturalezza che rende il racconto quotidiano più vivace e pungente; non fa eccezione il caso del gallo, o meglio del gallo in sardo campidanese, una figura che dal cortile arriva senza troppi passaggi alla descrizione di certi comportamenti umani. Come si dice gallo o galletto in sardo campidanese, da dove deriva e perché spesso questa parola viene riferita anche a determinate persone è una domanda che apre uno spaccato linguistico curioso e divertente: il termine è caboni, che significa cappone o gallo, una parola che affonda le sue radici nel latino Capo, Caponis, passata poi anche dallo spagnolo caponi, e che nel tempo ha assunto sfumature sempre più colorite. Non manca la specificazione, perché esiste su caboni intalladori o de tallu, ovvero il gallo da monta, quello che nel pollaio non passa inosservato e che domina la scena; da qui nasce anche l’espressione fairi su caboni, che significa spadroneggiare, atteggiamento che descrive alla perfezione chi ama mettersi in mostra e comandare come se fosse il padrone assoluto dello spazio che occupa.
La lingua, però, non si ferma qui e affina ulteriormente il ritratto con caboniscu, che indica il galletto, un pollastro, ma si dice anche di persona presuntuosa e spavalda, quella che gonfia il petto e alza la voce senza avere ancora l’autorevolezza del vero caboni; quando poi l’età è dalla sua, il termine si addolcisce solo in apparenza con cabonischeddu, riferito a chi è giovane ma già mostra quell’aria da protagonista che il sardo, con la sua ironia sottile, non manca mai di sottolineare. In poche parole, dal gallo al carattere umano il passo è breve, e in sardo campidanese basta una parola ben scelta per dipingere un intero modo di essere, con un sorriso e una punta di sarcasmo.

