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Lo sapevate? Che cosa significa il detto sardo “Crobu cun crobu non sindi bogant ogu”?

Corvi

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Lo sapevate? Che cosa significa il detto sardo “Crobu cun crobu non sindi bogant ogu”?

C’era una volta – e c’è ancora, fortunatamente – un detto sardo che racchiude in poche parole tutta la furbizia, l’ironia e la saggezza popolare dell’Isola. Stiamo parlando del celebre “Crobu cun crobu non sindi bogant ogu”. Che cosa significa?

Tra le pieghe più antiche della lingua sarda sopravvivono espressioni capaci di raccontare, con una manciata di parole, interi secoli di osservazione, esperienza e saggezza popolare. Una di queste è “Crobu cun crobu non sindi bogant ogu”, un proverbio dal suono incisivo, ancora oggi molto diffuso nel Campidano e in altre aree dell’Isola, soprattutto tra le generazioni più anziane. La sua traduzione letterale è semplice ma eloquente: “Corvo con corvo non si cava l’occhio”. Un’immagine cruda, efficace, che racchiude una verità sociale profonda e universale. Il significato va ben oltre il piano zoologico o figurativo: ciò che si intende è che tra simili – specialmente quando il contesto è segnato da ambiguità, furbizia o comportamenti poco limpidi – difficilmente ci si danneggia a vicenda. Al contrario, ci si protegge, ci si copre le spalle, si alimenta una sorta di mutua complicità che esclude il conflitto aperto e preferisce la convenienza silenziosa. In questo senso, il detto sardo si avvicina a proverbi presenti in molte altre culture, ma ne mantiene una forza espressiva autonoma, legata alla durezza realista della visione tradizionale sarda, che conosce bene le dinamiche umane nei piccoli e grandi contesti sociali. Il proverbio si applica spesso in chiave critica, quando si osservano comportamenti omertosi, connivenze implicite o legami di interessi che impediscono una vera assunzione di responsabilità tra soggetti appartenenti allo stesso gruppo o alla stessa “famiglia” sociale o professionale. Il fatto che questo detto sia sopravvissuto al tempo, continuando a essere usato anche oggi, è un segno della sua straordinaria attualità: la logica del “non pestare i piedi a chi ti è vicino” rimane valida in tanti ambiti, dalle relazioni personali alla politica, dal lavoro alle dinamiche di potere. “Crobu cun crobu non sindi bogant ogu” non è solo una formula idiomatica: è un pezzo di cultura viva, una lente con cui leggere, talvolta con amara ironia, le relazioni umane.

I detti sardi, veri gioielli di saggezza popolare, hanno sempre il dono di incorniciare le situazioni della vita con un tocco di ironia pungente. In questo caso, il protagonista è il corvo, animale intelligentissimo, ma che per secoli ha avuto una pessima reputazione. Da messaggero di sventure a simbolo di mistero e oscurità, il povero pennuto si è portato sulle spalle – o meglio, sulle ali – il peso di superstizioni e pregiudizi. Ma, proprio come i furbetti che il detto sardo descrive, i corvi tra di loro sanno come proteggersi e non si fanno la guerra.

Pensateci bene: quante volte avete visto gruppi di persone discutibili proteggersi a vicenda, facendo muro contro ogni minaccia esterna? In politica, nel mondo degli affari, perfino tra i vicini di casa: i corvi non si strappano gli occhi, anzi, si aiutano, si coprono e magari condividono anche il bottino. Ed ecco che il detto diventa quanto mai attuale: ieri come oggi, c’è sempre un gruppo di “corvi” pronto a farsi scudo a vicenda.

Insomma, ancora una volta la saggezza popolare sarda ci insegna qualcosa: diffidate dei corvi troppo affiatati, perché se si proteggono così tanto tra loro, un motivo ci sarà! E la prossima volta che vedete un furbetto spalleggiare un altro furbetto, ricordatevi di questo detto e sorridete: la verità era già chiara ai nostri avi!

 

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